Dal 2 aprile serve l’Eta per entrare nel Regno Unito: come funziona e quanto costa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Da ieri, martedì 2 aprile, i cittadini italiani ed europei che intendono recarsi nel Regno Unito – sia per turismo che per brevi soggiorni – devono obbligatoriamente richiedere l’Electronic Travel Authorisation (Eta), un’autorizzazione digitale che sostituisce il precedente sistema di ingresso basato sul solo passaporto. Introdotta dal governo britannico per rafforzare i controlli alle frontiere, la misura ricalca modelli già adottati da tempo da Stati Uniti e Australia, dove esistono procedure simili.

L’Eta, che ha un costo di 10 sterline (circa 12 euro), non è un visto ma un permesso elettronico valido per più ingressi nell’arco di due anni, con soggiorni fino a sei mesi consecutivi per ciascuna visita. La scadenza coincide con quella del passaporto del richiedente, se anteriore al biennio. Per ottenerla, è necessario compilare un modulo online attraverso l’app ufficiale UK Eta o il sito governativo, fornendo dati anagrafici, informazioni sul documento di viaggio e dettagli relativi al proprio itinerario.

La nuova regola, che riguarda anche i minori, si applica a chi arriva via aerea, marittima o ferroviaria – come nel caso dell’Eurostar da Parigi a Londra – ed è stata implementata gradualmente a partire dallo scorso autunno, estendendosi ora a tutti i passeggeri provenienti dall’Unione Europea e da San Marino. Le autorità britanniche hanno precisato che, una volta approvata – di norma entro 72 ore –, l’autorizzazione viene collegata elettronicamente al passaporto, evitando così la necessità di stampare documenti aggiuntivi.

L’introduzione dell’Eta rientra in un più ampio piano di revisione delle norme di ingresso nel Paese, volto a identificare potenziali rischi per la sicurezza prima dell’arrivo dei viaggiatori. Sebbene la procedura sia stata presentata come snella, alcuni criteri di esclusione – come precedenti penali o violazioni delle leggi sull’immigrazione – potrebbero portare al diniego della richiesta, lasciando come unica alternativa l’ottenimento di un visto consolare.

Nel frattempo, il governo di Londra ha assicurato che i controlli alle frontiere saranno progressivamente potenziati, senza però specificare eventuali eccezioni per casi particolari. Resta invariato, invece, l’obbligo per i cittadini extracomunitari di munirsi di visto tradizionale, a meno che non dispongano già di un permesso di soggiorno britannico o di un passaporto rilasciato da Paesi con accordi specifici.

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