Davidovich Fokina, la svolta dopo Maiorca: "Voglio dimostrare a me stesso di valere le prime posizioni"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alejandro Davidovich Fokina ha smesso di nascondersi dietro le occasioni mancate. Dopo aver spezzato il tabù del primo titolo ATP a Maiorca, lo spagnolo si presenta alla finale del Masters 1000 di Shanghai con una consapevolezza diversa, quella di chi ha finalmente trasformato la tensione delle finali perse in carburante. Il 27enne andaluso, numero 26 del ranking, ha rimontato Alexander Zverev in semifinale con il punteggio di 5-7, 6-4, 6-3, conquistando la seconda finale 1000 della carriera e la prima sulla superficie dura.

Il peso delle finali e la liberazione di Maiorca

Prima del trionfo sull'erba di Maiorca, Davidovich Fokina aveva accumulato cinque sconfitte su cinque finali ATP, alcune delle quali con match point a disposizione, come a Delray Beach e Washington nella stagione precedente. Un fardello che, per sua stessa ammissione, stava diventando difficile da gestire. «Quando perdi tante finali e alla fine ne vinci una, ti senti sollevato e riesci a esprimerti meglio, hai più fiducia in te stesso in questo tipo di situazioni», ha spiegato il tennista in conferenza stampa dopo il successo su Zverev.

La vittoria in Spagna, davanti al pubblico di casa, ha rappresentato per lui un punto di rottura: «Mi sento incredibile per aver vinto il mio primo titolo dopo cinque finali», aveva dichiarato a caldo il giorno del trionfo, sottolineando quanto fosse importante riuscirci proprio a Maiorca.

La gestione della tensione contro Zverev

Il segnale più tangibile del cambiamento è arrivato proprio nella semifinale cinese. Zverev, fresco della certezza matematica del primo posto nel ranking di fine anno, ha strappato il primo set nonostante le condizioni fisiche non ottimali, mettendo pressione allo spagnolo. In passato, un copione del genere avrebbe potuto innescare il cedimento. Stavolta Davidovich Fokina non si è soffermato sul punteggio, ha alzato il rendimento del servizio e ha costruito la rimonta con una solidità mentale che ha sorpreso gli addetti ai lavori.

«Sono contento di come ho giocato, di come ho recuperato dopo il primo set», ha commentato, rimandando l'analisi approfondita a fine torneo.

Il quadro fisico e la stagione degli infortuni

Alla base di questa crescita c'è anche una ritrovata continuità atletica, seppur relativa. Lo stesso Davidovich Fokina ha definito la sua annata «complicata a causa di tutti gli infortuni» che gli hanno impedito di esprimersi con regolarità. La speranza dichiarata è quella di poter dimostrare, una volta rimesso in salute, il proprio valore ai piani alti della classifica. «Voglio dimostrare anche a me stesso di poter raggiungere le prime posizioni», ha aggiunto, tracciando una linea di continuità tra il lavoro mentale e la tenuta fisica.

Nel suo angolo, il preparatore atletico Dragoljub Kladarin, italiano di origine croata, segue la parte fisica dello spagnolo già da tempo, contribuendo a quel processo di maturazione che a Shanghai ha trovato la sua vetrina più prestigiosa.

La finale tutta spagnola e il contesto di Shanghai

Dall'altra parte della rete, nella finale in programma domenica, Davidovich Fokina troverà un altro spagnolo: Rafael Jodar, 20 anni, che ha superato Daniil Medvedev in due set e si è guadagnato la prima finale Masters 1000 della carriera diventando il più giovane finalista nella storia del torneo cinese. Per Davidovich Fokina si tratta della seconda finale in un torneo di questa categoria dopo quella disputata in passato, e l'occasione di aggiungere al titolo di Maiorca un trofeo di peso ben superiore.

Zverev, dal canto suo, ha lasciato Shanghai con la consapevolezza del numero uno di fine anno ma anche con la stanchezza accumulata: «Non sono un robot, sono un essere umano. Dopo gli US Open ho avuto solo un giorno libero in totale», ha detto il tedesco, spiegando di essersi sentito scarico soprattutto dopo il match contro Bublik.

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