Il Brighton regala un stadio alle sue calciatrici, è il primo caso in Europa
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Redazione Sport
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La svolta, attesa da anni da chi segue il movimento, arriva nel momento di maggiore espansione del calcio femminile inglese. Il Brighton & Hove Albion, club noto per la sua gestione oculata e per i progetti innovativi, ha infatti presentato i piani per la costruzione del primo stadio europeo interamente dedicato a una squadra di calcio femminile. L’impianto – che sorgerà a Bennett's Field, un’area adiacente all’Amex Stadium dove gioca la formazione maschile – avrà una capienza minima di diecimila posti e sarà collegato al "fratello maggiore" tramite una passerella pedonale, creando di fatto un unico polo sportivo nel cuore del Falmer.
Un progetto da ottanta milioni per l'identità del club
Non si tratta, lo si capisce subito, di una semplice toppa per tamponare un’emergenza logistica. L’investimento previsto, che secondo le prime stime si aggira tra i 75 e gli 80 milioni di sterline, dimostra la volontà di rendere autonoma e riconoscibile la sezione femminile. La gestione quotidiana delle partite casalinghe (quelle che attualmente si disputano per lo più lontano dal quartier generale, al Broadfield Stadium di Crawley) troverà finalmente una casa permanente. Questa scelta, come sottolineato dalla managing director Zoe Johnson, permetterà di "catturare l'immaginazione di tutti gli stakeholder" e di competere ai massimi livelli, sia in Women's Super League che nelle future competizioni europee. L’intera filosofia progettuale ruota attorno al concetto di built for her, cioè pensato specificamente per le esigenze delle atlete e delle loro tifose.
Spazi su misura e un'esperienza famigliare
Scendendo nei dettagli strutturali – che rappresentano la vera novità rispetto ai semplici stadi "adattati" – si notano soluzioni tecniche mai viste prima in Europa. Negli spogliatoi, nei percorsi di recupero e persino nella scelta del manto erboso, ogni dettaglio è stato calibrato per supportare le prestazioni delle calciatrici d’élite. Ma la differenza sostanziale, quella che salta all’occhio nelle illustrazioni fornite dal club, riguarda l’esperienza del pubblico. Parliamo di un ambiente progettato per essere "particolarmente accogliente per le famiglie e i nuovi spettatori", con aree allattamento, fasciatoi, parchi per passeggini e spazi sociali sui ampi corridoi. L’obiettivo dichiarato è quello di abbassare le barriere all’ingresso, rendendo il calcio femminile un appuntamento abituale anche per chi non ha mai messo piede in uno stadio.
L’Inghilterra detta il passo e Brighton fa da apripista
Che l’Inghilterra fosse il laboratorio più avanzato d’Europa per il movimento femminile lo si era capito dal divario economico della WSL rispetto alle altre leghe. Tuttavia, mentre club come Arsenal e Chelsea hanno risolto il problema "affittando" gli stadi delle rispettive squadre maschili – e l’Everton ha riconvertito Goodison Park a uso esclusivo delle ragazze – il Brighton compie un salto qualitativo radicale. La struttura nasce già da zero con quella destinazione d’uso, evitando i compromessi logistici che spesso penalizzano la spettacolarità e la crescita dei ricavi. Il cronoprogramma, sebbene subordinato ai via libera burocratici di Brighton e Hove e Lewes, prevede l’apertura non oltre l’inizio della stagione 2030/31. E non sarà solo una questione di mattoni: il terreno è stato acquisito già nel 2025, e il fatto che si trovi a pochi passi dall’Amex garantirà l’uso sinergico dei parcheggi sotterranei e delle aree commerciali già esistenti.




