Il Milan e l'asse con Jorge Mendes: tra nuovo corso e suggestioni di mercato
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Redazione Sport
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La rivoluzione avviata da Gerry Cardinale ha prodotto un organigramma inedito, snello e fortemente orientato a logiche manageriali, ma ha anche lasciato un vuoto di campo difficile da colmare. In questo scenario, il nome di Jorge Mendes torna a riecheggiare con prepotenza a pochi giorni dall'insediamento del nuovo tecnico Ruben Amorim, suggerendo un'interpretazione chiara della strategia di mercato del club di via Aldo Rossi.
Un'impalcatura manageriale senza direttore sportivo
La filosofia di RedBird, come più volte ribadita dallo stesso Cardinale, punta a un modello in cui il mercato viene gestito da una cabina di regia allargata, che coinvolge in prima persona il proprietario e il nuovo allenatore. La dirigenza ha così scelto di non sostituire la figura del direttore sportivo con un Head of Football, affidandosi invece a un comitato strategico composto da figure come Massimo Calvelli (amministratore delegato), Hendrik Almstadt (direttore del player trading) e Bobby Gardiner (direttore della football intelligence).
Una scelta che, nelle parole di alcuni ex rossoneri come Aldo Serena, suscita più di un dubbio: «Mi sembra un pot-pourri di manager e persone qualificate, forse non tutte con esperienze di calcio di altissimo livello. Sapranno fare squadra e avere una linea comune?». Alberico "Chicco" Evani ha invece puntato il dito sul fattore tempo, definendo la decisione di fare tabula rasa come figlia della sconfitta con il Cagliari che ha compromesso la qualificazione in Champions League.
Il ruolo centrale di Jorge Mendes
Ed è proprio in questa apparente assenza di un "uomo di campo" che si inserisce la figura di Jorge Mendes, il super agente portoghese che vanta da anni un rapporto privilegiato con il tecnico Amorim. Secondo quanto riportato da diversi osservatori, l'influenza di Mendes non si esaurirebbe nella semplice consulenza, ma si tradurrebbe in un ruolo attivo nella pianificazione del mercato, con l'obiettivo di fornire al nuovo allenatore i tasselli giusti per la sua idea di calcio.
Non è un caso, del resto, che già nei giorni immediatamente successivi all'annuncio di Amorim, il Milan abbia acceso i riflettori su diversi profili assistiti proprio da Mendes, a partire dall'attaccante Gonçalo Ramos del Paris Saint-Germain.
La corsa per Gonçalo Ramos
La trattativa per Gonçalo Ramos sembra essere il primo vero banco di prova di questo nuovo corso. Il centravanti classe 2001, indicato da Amorim come il numero 9 ideale per il suo progetto, è al centro di un pressing quotidiano da parte dei rossoneri, che hanno già formulato un'offerta ufficiale al PSG e mantengono un "filo diretto" con Jorge Mendes per definire l'accordo.
L'operazione, che potrebbe superare i 50 milioni di euro, vede il Milan intenzionato a battere la concorrenza e chiudere in tempi rapidi, anticipando i desideri del giocatore che inizialmente avrebbe preferito attendere la fine del Mondiale per decidere il proprio futuro. Fabrizio Romano ha confermato i contatti quotidiani con l'agente portoghese, sottolineando come la volontà di anticipare le rivali sia diventata una priorità assoluta per la dirigenza rossonera.
Critiche e perplessità su un modello inedito
Tuttavia, l'asse sempre più stretto con Mendes e l'assenza di un direttore sportivo con un profilo tradizionale continuano a dividere l'ambiente. La scelta di affidare le chiavi del mercato a un'agente potente come Mendes, se da un lato garantisce accesso a talenti di primissimo livello, dall'altro riporta il Milan a un modello di gestione già sperimentato in passato, entrato in crisi con la cacciata di Maldini e Massara.
L'organigramma attuale, con figure come Almstadt specializzate in analisi dei dati e strategie economiche, appare ancora acerbo a giudizio di molti, come Filippo Galli che ha parlato apertamente di "rimpasti" e di una struttura lontana anni luce dal modello Liverpool a cui spesso ci si ispira. La sfida per Cardinale e Amorim sarà quella di dimostrare che questa sintesi tra intuito del tecnico, potere degli agenti e algoritmi possa tradursi in risultati sul campo, senza trasformarsi in un nuovo capitolo di una gestione fin qui definita da molti "surreale".




