Neanderthal dentisti: la sensazionale scoperta avvenuta in una grotta in Siberia
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Redazione Salute
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Nella Grotta di Chagyrskaya, un affondo carsico incastonato tra i rilievi dell’Altaj siberiano, un molare di 59mila anni fa ha restituito quella che potrebbe definirsi la prima evidenza di un intervento odontoiatrico intenzionale. L’osso dentario, appartenuto a un Homo neanderthalensis, presenta una cavità regolare, una sorta di foro che nulla ha a che vedere con l’usura naturale o con un trauma accidentale: a giudicare della morfologia e dei segni strumentali, è stato prodotto con uno strumento litico, verosimilmente scheggiato per ottenere una punta abbastanza fine da poter asportare tessuto cariato. L’osservazione al microscopio elettronico ha rivelato microstrie compatibili con una rotazione controllata, un dettaglio che esclude la semplice raspatura e suggerisce invece una tecnica quasi “trapanante”, ante litteram.
Un molare, un gesto e il salto dall’istinto alla cura deliberata
La scoperta, frutto di un lavoro internazionale, sposta inevitabilmente l’attenzione su una capacità finora sottovalutata: quella di intervenire sul proprio – o su quello di un conspecifico – con una logica terapeutica, non solo palliativa. Lo stesso Gregorio Oxilia, professore associato di anatomia umana alla Lum Giuseppe Degennaro, ha ricordato in un’intervista come i primati non umani ricorrano talvolta all’automedicazione istintiva (ad esempio masticando piante antisettiche), ma qui ci troviamo di fronte a una strategia medica consapevole. Forse il Neanderthal in questione soffriva, e qualcuno – un altro individuo del gruppo – decise di agire. Il foro, ripulito da detriti e carie, mostra persino segni di usura secondaria, indizio che il soggetto sopravvisse all’operazione di almeno qualche settimana o mese.
Tecniche in pietra e microbioma orale: cosa si nasconde nella polvere dentaria
Gli archeologi hanno recuperato, insieme al dente, strumenti in pietra levigata dall’uso, alcuni dei quali presentano tracce di sostanze organiche ancora in fase di analisi. Ma è l’analisi del microbioma fossile – intrappolato nel tartaro mineralizzato – a offrire un ulteriore livello di profondità: batteri tipici della carie profonda (come *Streptococcus mutans*) sono stati identificati accanto a microrganismi oggi associati a infezioni orali croniche. Il che non sorprende, perché la dieta dei Neanderthal, ricca di carboidrati fermentescibili (semi, radici e forse anche cereali selvatici), predisponeva a lesioni cariose. La sorpresa è piuttosto nella risposta: invece di abbandonare l’individuo al dolore o alla sepsi, il gruppo provò a rimuovere il tessuto necrotico. Un gesto chirurgico, per quanto rozzo, che anticipa di decine di millenni qualsiasi altra evidenza di odontoiatria intenzionale.
Chagyrskaya e il contesto: non un caso isolato ma una pratica
La Grotta di Chagyrskaya non è una località qualsiasi: già in passato aveva restituito resti di Neanderthal con segni di usura dentaria asimmetrica, forse legati all’uso dei denti come “terza mano” per lavorare pelli o legno. Ma nessuno, prima d’ora, aveva documentato una modificazione così mirata. I ricercatori hanno escluso l’ipotesi di un’abrasione accidentale (dovuta, per esempio, a particelle di polvere di quarzo masticata) confrontando il foro con decine di repliche sperimentali prodotte su denti di suino. La corrispondenza è inequivocabile: il buco è stato fatto da una punta litica ruotata con decisione. Questo, unito alla posizione anatomica – la superficie masticatoria del molare, accessibile e non nascosta – suggerisce che l’operatore avesse una conoscenza almeno rudimentale della morfologia dentaria. Non sapremo mai se si trattò di un’iniziativa individuale o di una competenza trasmessa, ma il dato è ormai acquisito: i Neanderthal curavano il mal di denti prima ancora che la nostra specie abbandonasse l’Africa.




