Unicredit-Commerz, i paletti tedeschi e la lunga strada per la conquista
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Redazione Economia
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La partita di UniCredit in Germania è solo all'inizio. L'offerta pubblica di scambio che ha portato il gruppo guidato da Andrea Orcel a detenere una partecipazione complessiva di fatto maggioritaria nel capitale di Commerzbank, rappresenta infatti il primo tassello di un progetto molto più ambizioso: costruire il primo grande campione bancario paneuropeo nato da una vera integrazione transfrontaliera.
Nonostante il successo dell'ops, la strada per prendere il controllo dell'istituto di Francoforte sarà ancora lunga e irta di ostacoli, a partire dall'opposizione del governo tedesco che, per bocca del Fondo di stabilizzazione dei mercati finanziari, ha già formalizzato il proprio rifiuto all'operazione.
Una partecipazione da maggioranza, un controllo da conquistare
Al termine dell'offerta, UniCredit è arrivata a possedere il 47,59% del capitale di Commerzbank, una quota che sale al 49,65% dei diritti di voto e che, considerando anche i derivati, potrebbe toccare addirittura il 61,1%. Un dato che, sulla carta, colloca la banca di Piazza Gae Aulenti in una posizione di forza. Tuttavia, come spesso accade in queste operazioni, la sostanza giuridica e prudenziale conta più della mera aritmetica azionaria. Il nodo cruciale, ora, è il riconoscimento formale del controllo da parte della Banca Centrale Europea.
Un passaggio tecnico fondamentale, che potrebbe richiedere dai tre ai sei mesi di valutazioni, e che condizionerà in modo decisivo le mosse future di Orcel.
Non è un dettaglio: il consolidamento integrale di Commerzbank nei conti di UniCredit comporterebbe un assorbimento di capitale CET1 stimato tra 6,5 e 7 miliardi di euro, equivalenti a circa 2,25 punti percentuali, un impatto definito dagli analisti di Autonomous Research come "gestibile", ma pur sempre significativo.
Per questo, il consenso sul fatto che UniCredit abbia di fatto raggiunto il controllo anche senza detenere la maggioranza assoluta – come lo stesso Orcel ha dichiarato alla CEO Conference di Mediobanca, definendo lo scenario "molto più probabile" del previsto – assume un'importanza strategica primaria.
Il fronte tedesco: tra difesa a oltranza e aperture
La resistenza politica e manageriale all'operazione rimane, prevedibilmente, altissima. I vertici di Commerzbank, con la ceo Bettina Orlopp in prima linea, hanno bollato l'offerta come inadeguata, priva di un premio congruo e con un piano industriale "vago" che esporrebbe la banca tedesca a "rischi considerevoli". Il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Jens Weidmann, è arrivato a definire "speculative" le proposte di UniCredit, sostenendo che rappresenterebbero una minaccia per le relazioni con i clienti e per la motivazione dei dipendenti.
Sul fronte sindacale e politico, la Cancelleria tedesca ha sempre guardato con estremo favore all'indipendenza di Commerzbank, vista come un baluardo per il finanziamento delle medie imprese, il famoso Mittelstand, e come un presidio occupazionale per la piazza finanziaria di Francoforte.
Eppure, a dispetto della compattezza dello schieramento avverso, qualche crepa potrebbe iniziare ad aprirsi. La stessa Bettina Orlopp, dopo mesi di chiusura, ha recentemente aperto alla possibilità di tornare al tavolo delle trattative con UniCredit. Una disponibilità, certo, condizionata a un premio più alto e a un piano che tenga conto del modello di business della banca tedesca, ma che rappresenta comunque un'apertura. Un segnale che suggerisce come, al di là della rhetorica politica, anche a Francoforte si stia iniziando a fare i conti con la nuova realtà degli equilibri azionari.
Le parole di Orcel, che ha invitato a superare "barriere e nazionalismo" per non perdere competitività verso le banche statunitensi, sembrano trovare un'eco crescente in un'Europa che fatica a costruire un vero mercato unico del credito.
Il doppio binario di Orcel e le scadenze dell'estate
La strategia di Andrea Orcel, in questo scenario complesso, si muove su un doppio binario. Da un lato, la lunga marcia tedesca verso Francoforte; dall'altro, la necessità di tenere aperte le opzioni in Italia, dove il risiko bancario e assicurativo continua a offrire opportunità potenziali. L'ad di UniCredit, banchiere di comprovata esperienza nelle operazioni di M&A, gioca con pazienza e determinazione, come dimostra il continuo accumulo di titoli Commerzbank che ha di fatto chiuso le porte a eventuali rivali.
La prossima scadenza è fissata per l'8 luglio, quando saranno resi noti i numeri definitivi delle adesioni all'offerta. Sarà da lì che si ripartirà, per un'estate che si preannuncia bollente per le sorti del credito europeo.




