UniCredit, Orcel tende la mano a Commerzbank: “Pronti a rivedere i termini dell’offerta”
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Redazione Economia
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La partita per il controllo di Commerzbank, o almeno per un’influenza significativa sul suo futuro, entra in una fase potenzialmente decisiva. Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, intervenuto alla European Financials Conference di Morgan Stanley, ha infatti aperto a uno scenario fino a ieri considerato improbabile, se non addirittura prematuro: la disponibilità a rivedere al rialzo i termini dell’offerta pubblica di scambio lanciata nei giorni scorsi sulla banca tedesca. Una mossa, quest’ultima, che arriva dopo mesi di sostanziale stallo e che mira a rompere gli indugi, costringendo tutte le parti a sedersi attorno a un tavolo. L’operazione, com’è noto, ha l’obiettivo dichiarato di portare la partecipazione di UniCredit oltre la soglia del 30 per cento, evitando così i continui aggiustamenti tecnici legati ai piani di buyback di Commerzbank e, soprattutto, creando le condizioni per un confronto diretto con il management di Francoforte, con i rappresentanti dei lavoratori e con il governo tedesco, ancora azionista di peso con una quota superiore al 12 per cento.
“L’obiettivo è rompere lo stallo, non l’acquisizione ostile”
Nel corso del suo intervento, Orcel ha più volte ribadito un concetto: l’offerta attuale, che valuta Commerzbank circa 30,8 euro per azione, rappresenta il prezzo minimo regolamentare e va interpretata non come un’azione ostile fine a sé stessa, ma come uno strumento per sbloccare una situazione che si trascina da oltre un anno e mezzo. “La situazione in cui ci siamo trovati tutti negli ultimi 18 mesi è tutt’altro che ideale per chiunque, è incerta, non è una bella situazione”, ha spiegato il banchiere romano, sottolineando come l’unica via d’uscita sia un confronto “diretto e costruttivo”. L’offerta pubblica, in quest’ottica, servirebbe proprio ad aprire una finestra di dialogo – stimata in circa dodici settimane – durante la quale mettere sul tavolo tutte le carte: le preoccupazioni, i limiti inderogabili e le possibili sinergie. “Se passeremo da una situazione di rottura dello stallo ad avere avuto un confronto con un risultato positivo, con il sostegno a una visione comune, a una strategia comune, allora sicuramente potremo rivedere i termini”, ha chiarito Orcel, lasciando intendere che un eventuale miglioramento del premio offerto agli azionisti sarebbe subordinato all’esito positivo di queste trattative.
Le reazioni del mercato e il cauto spiraglio da Francoforte
Le parole del numero uno di UniCredit hanno avuto un effetto immediato sui listini, con il Titolo Commerzbank che ha spinto i rialzi fino a superare la soglia dei 34 euro, ben oltre i 30,8 euro messi sul piatto dall’istituto italiano, mentre a Piazza Affari il segno più per UniCredit ha consolidato i guadagni di avvio. Sul fronte tedesco, intanto, si registrano i primi, seppur cauti, segnali di apertura. Bettina Orlopp, ceo di Commerzbank, pur ribadendo che l’offerta non è concordata e che il concambio non offre un premio adeguato, non ha chiuso del tutto la porta a un negoziato. In un’intervista a Bloomberg Tv, la manager tedesca ha dichiarato la disponibilità della banca a sedersi al tavolo, a patto che da parte italiana arrivi una proposta più concreta e dettagliata, una bozza operativa che consenta di valutare la reale creazione di valore per gli azionisti e, non secondario, le garanzie per l’occupazione e l’autonomia operativa in Germania. Una richiesta, quest’ultima, che riecheggia le preoccupazioni già espresse dalla rappresentanza sindacale, determinata a opporsi con ogni mezzo a un’acquisizione ostile.
Gli effetti sul capitale e la strategia dei buyback
Oltre alla dialettica negoziale, Orcel ha fornito indicazioni precise anche sul fronte finanziario, un aspetto cruciale per gli azionisti. L’amministratore delegato ha distinto nettamente due scenari. Nel caso in cui l’ops si concluda, come previsto al momento, con una quota solo leggermente superiore all’attuale 26 per cento (più un altro 4 per cento circa tramite derivati), l’impatto sul capitale e sulle politiche di remunerazione “non cambierà praticamente nulla”. Diverso, invece, il discorso se UniCredit dovesse arrivare al controllo effettivo di Commerzbank. In quella circostanza, ha avvertito Orcel, ci sarebbe “un impatto significativo sul capitale”, con inevitabili ripercussioni “sul buyback 2025 e forse di più, a seconda dello scenario”. La logica, in questo caso, è quella tipica delle grandi aggregazioni: si assorbono i costi e l’impatto iniziale sui coefficienti patrimoniali per poi, una volta completata la ristrutturazione e realizzate le sinergie, estrarre maggior capitale da restituire agli azionisti. Un’operazione di questo tipo, ha ribadito il banchiere, avrebbe senso solo se i ritorni attesi fossero superiori a quelli di un semplice riacquisto di azioni proprie, ferma restando la sacralità dei dividendi.




