Juventus, Spalletti cambia la pelle: via la difesa a tre, si studia il 4-3-3
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Redazione Sport
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La pausa internazionale, che ha interrotto un avvio di campionato non proprio lineare, è stata accolta da Luciano Spalletti come un'opportunità preziosa, forse l'unica in grado di consentire quella riflessione profonda e quel lavoro tattico minuzioso che i ritmi serrati delle competizioni avevano finora impedito. L'eredità di Igor Tudor, il cui periodo sulla panchina bianconera si è concluso precocemente, è consistita principalmente in un impianto difensivo a tre uomini, un sistema che, sebbene abbia garantito una certa solidità, non è riuscito a risolvere il problema più urgente: la sterilità offensiva. L'ultima rete su azione di un attaccante della Juventus, per dare un'idea concreta della difficoltà, risale a quasi due mesi fa, quando un giocatore trovò la via del gol in una partita interna; da allora, il palcoscenico dell'attacco è stato dominato esclusivamente da due calci di rigore, un dato che stride fortemente con l'investimento economico sostenuto per assemblare un reparto che, almeno sulla carta, doveva essere tra i più temibili del campionato.
Il modulo come risposta alla crisi realizzativa
Proprio per ovviare a questa impasse, Spalletti, che nei suoi primi dieci giorni alla Continassa ha potuto condurre soltanto una manciata di sedute a causa degli impegni infittiti dalla Champions League e dal derby, ha deciso di sfruttare questi giorni senza gare ufficiali per imprimere una svolta radicale. L'obiettivo primario, come emerso dalle sue intenzioni, è quello di abbandonare progressivamente lo schieramento a tre difensori per abbracciare in modo definitivo il 4-3-3, un modulo che ha costituito il leitmotiv della sua lunga e fruttuosa carriera di allenatore. Questa transizione, che rappresenta una vera e propria rivoluzione identitaria per la squadra, non è una mera questione di numeri o di posizionamento dei giocatori in campo, ma implica una ridefinizione completa dei movimenti senza palla, degli inserimenti e delle geometrie di gioco, aspetti che richiedono tempo e ripetizione per essere assimilati.
Dalla teoria alla pratica: i benefici attesi
Il cambiamento di formazione, del resto, non è fine a se stesso e mira a sbloccare un potenziale offensivo che finora è rimasto inespresso. Il 4-3-3, con la sua struttura più ampia e i suoi ruoli definiti, dovrebbe in teoria garantire una maggiore ampiezza al gioco, costringendo le difese avversarie ad allungarsi e creando così più spazi vitali per gli attaccanti centrali; alcuni dei quali, è bene ricordarlo, sono rientrati recentemente dall'infortunio, aggiungendo ulteriori opzioni a disposizione del tecnico. La volontà di Spalletti di plasmare una squadra che porti il suo marchio di fabbrica è chiara, e il momento sembra essere finalmente propizio per gettare le basi di un progetto a lungo termine, un processo che parte inevitabilmente dalla riconfigurazione del reparto arretrato, il primo mattone su cui costruire la manovra.
L'assist dalle nazionali e il lavoro da compiere
In questo contesto, il periodo di pausa ha offerto un assist non indifferente, permettendo a diversi elementi della rosa di lavorare con i propri commissari tecnici nazionali in un ambiente differente, e ad altri di recuperare appieno la condizione atletica lontano dalle pressioni del club. La sfida più grande per Spalletti, ora, consiste nel trasferire sulla pagina di gioco i principi di questo nuovo sistema nel minor tempo possibile, cercando di amalgamare individualità di alto livello in un meccanismo collettivo efficiente e, soprattutto, prolifico. La strada per vedere la "vera" Juventus, quella modellata dalle idee del tecnico toscano, è ancora lunga, ma il primo, decisivo passo è stato intrapreso in questi giorni di lavoro apparentemente silenzioso, lontano dai riflettori delle gare ufficiali.




