Lonate Pozzolo, il figlio del rapinatore ucciso si consegna ai carabinieri
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Redazione Interno
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Un nuovo capitolo giudiziario si è aperto nella vicenda della tentata rapina, finita in tragedia lo scorso 14 gennaio a Lonate Pozzolo. Dopo il fermo disposto dalla Procura di Busto Arsizio, si è costituito spontaneamente il figlio diciottenne dell'uomo che perse la vita durante l'irruzione, consegnandosi ai carabinieri del comando provinciale di Varese, i quali hanno eseguito il provvedimento. Il ragazzo, di recente maggiorenne, è ora ristretto in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria, mentre gli investigatori proseguono le indagini per individuare un terzo complice che sarebbe coinvolto nel tentato furto. La sua posizione, che gli inquirenti stavano già esaminando, è stata ufficializzata con l'accusa di tentata rapina aggravata, nello specifico per la sua presunta partecipazione attiva al colpo insieme al padre.
La dinamica del fatto e la memoria difensiva
Prima di costituirsi, il giovane, attraverso i suoi legali, ha fatto pervenire agli investigatori una memoria scritta con l'intento di fornire una propria ricostruzione degli eventi di quella sera. In quel documento, che gli inquirenti stanno valutando, vengono descritte le circostanze che lo avrebbero condotto sul luogo del delitto, sebbene i magistrati sostengano la sua piena partecipazione all'azione criminale. L'episodio, che ha sconvolto la tranquilla via Montello, vide il proprietario di casa, un trentatreenne, reagire all'aggressione subita all'interno della propria abitazione, difendendosi con armi da taglio e causando la morte di uno degli assalitori, il padre del ragazzo ora arrestato.
Il profilo delle persone coinvolte
La vittima dell'omicidio, che non è stato classificato come volontario bensì come eccesso di legittima difesa, era un uomo di 37 anni, appartenente alla minoranza sinti e residente in un campo nomadi nella provincia di Torino. Suo figlio, nato e cresciuto nello stesso contesto, si trova ora ad affrontare un procedimento penale per un reato che, se confermato, potrebbe portare a una condanna severa. Dall'altra parte, il padrone di casa che si è difeso, dopo le iniziali indagini necessarie per accertare la proporzionalità della sua reazione, non è stato sottoposto ad alcuna misura restrittiva, essendo stato riconosciuto il suo diritto all'autodifesa nell'ambito di una violenta intrusione domestica.
Le indagini in corso e il quadro processuale
Il caso, che ha sollevato interrogativi sulla sicurezza e sui confini della legittima difesa, rimane al centro dell'attività della squadra mobile e della procura bustocca, la quale coordina le operazioni per fare piena luce sulla dinamica e sulla rete di complicità. La ricerca del terzo uomo, la cui identità è ancora oggetto di accertamenti, procede parallelamente all'istruttoria contro il giovane fermato, il cui destino penale sarà deciso dal giudice per le indagini preliminari. Gli atti, che si stanno accumulando sul tavolo del pm, delineano un quadro di un'azione delittuosa pianificata, tragicamente fallita a causa della reazione imprevista della vittima designata.




