Fondi Ue a rischio per la Biennale, lo scontro politico si infiamma: Lega e M5s contro Bruxelles

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La raccomandazione della Commissione europea di revocare il finanziamento da due milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia ha scatenato un acceso dibattito politico in Italia, con la Lega e il Movimento 5 Stelle che hanno trovato una convergenza sulla difesa dell'istituzione culturale. La decisione, annunciata dalla vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen attraverso i social network, è la diretta conseguenza della riapertura del padiglione russo nell'ultima edizione della kermesse veneziana.

Una scelta, quella del presidente Pietrangelo Buttafuoco, che ha riaperto una ferita con Bruxelles, determinata a non tollerare quelle che considera delle violazioni dei principi fondanti dell'Unione in materia di valori democratici.

La decisione di Bruxelles e le motivazioni

La presa di posizione dell'esecutivo comunitario è arrivata al termine di un iter iniziato la scorsa primavera, quando la Commissione aveva concesso alla Fondazione Biennale trenta giorni per fornire chiarimenti in merito alla decisione di riaprire lo spazio espositivo russo, chiuso dal 2022 a seguito dell'invasione dell'Ucraina.

La Biennale ha risposto a tutte le richieste di chiarimento, difendendo la propria autonomia e sostenendo di aver agito nel pieno rispetto delle leggi nazionali e internazionali, senza aver violato il regime sanzionatorio europeo. Tuttavia, le argomentazioni presentate non hanno convinto la Commissione.

Virkkunen ha spiegato che la cultura finanziata con il denaro dei contribuenti deve promuovere e salvaguardare valori democratici che, nella Russia odierna, non sono rispettati, giustificando così la raccomandazione all'Agenzia esecutiva europea per l'istruzione e la cultura (EACEA) di interrompere il contributo di due milioni di euro per il triennio 2025-2028.

La reazione della Lega: "Attacco inaccettabile alla libertà culturale"

Durissima la reazione del Carroccio, che ha parlato di un atto di arroganza e di un diktat inaccettabile nei confronti di una delle istituzioni culturali più prestigiose al mondo. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ha definito la decisione un'ostilità istituzionale senza precedenti, rivolgendo un appello al governo affinché metta in campo una controffensiva politica per tutelare l'autonomia della Biennale.

La sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni ha parlato di un "ricatto economico" da parte di Bruxelles, sostenendo che la cultura italiana non può piegarsi a pressioni politiche esterne e annunciando che la Lega chiederà al governo di integrare le risorse che dovessero venire meno. La linea del partito guidato da Matteo Salvini è chiara: la difesa della Biennale diventa un simbolo della lotta contro un'Europa percepita come burocratica e lontana dalla realtà italiana, capace di censurare l'arte in nome di logiche politiche.

M5s e le critiche al governo: "Difenda l'istituzione italiana"

Sul fronte opposto, ma con una posizione convergente su questo specifico tema, il Movimento 5 Stelle ha definito la mossa di Bruxelles un "ricatto vergognoso" e un'intimidazione politica tesa a piegare l'autonomia della Biennale. Il senatore pentastellato Luca Pirondini ha attaccato frontalmente la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendole di dimostrare il suo spirito sovranista difendendo un'istituzione simbolo del patrimonio culturale nazionale dagli attacchi esterni.

Le critiche del M5s si sono concentrate sulla natura del provvedimento, descritto come un atto di arroganza che un Paese come l'Italia non può accettare, richiamando la necessità di proteggere lo spessore culturale del Paese da pressioni che esulano dal valore artistico delle manifestazioni veneziane. La posizione dei pentastellati, pur nella loro tradizionale contrarietà all'establishment europeo, mostra come la difesa dell'autonomia culturale possa diventare un terreno di scontro trasversale tra le forze politiche nazionali.

La posizione della Biennale e le prossime mosse

La Fondazione Biennale, da parte sua, ha risposto con una nota ufficiale in cui ha criticato la modalità di comunicazione della decisione, appresa tramite i social network e non attraverso i canali tecnici preposti. L'istituzione veneziana ha ribadito di aver risposto a tutti i punti sollevati dall'EACEA e di attendere ora una comunicazione formale per valutare i passi legali da intraprendere, facendo valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti.

Nel frattempo, la Biennale ha assicurato che i programmi in corso, finanziati solo marginalmente dal contributo in questione, proseguiranno regolarmente. Il caso ha però già innescato uno scontro politico che vede da una parte la Lega e il M5s uniti nella difesa dell'istituzione veneziana, mentre all'interno della maggioranza si registrano voci discordanti, con il viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli che ha sottolineato come la decisione di dare visibilità allo Stato russo sia stata una "grave responsabilità".

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