La Commissione Ue revoca i finanziamenti alla Biennale di Venezia per il caso del padiglione russo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Commissione europea ha raccomandato ufficialmente la revoca del contributo da due milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia, in seguito alla decisione dell'istituzione culturale di riaprire il Padiglione della Russia per l'edizione 2026 dell'Esposizione Internazionale d'Arte.

L'annuncio è stato dato dalla vicepresidente esecutiva della Commissione, Henna Virkkunen, che ha specificato come la richiesta sia stata inoltrata all'Agenzia esecutiva europea per l'istruzione e la cultura (Eacea), l'ente tecnico preposto alla gestione concreta dei fondi comunitari. La misura, che riguarda un finanziamento triennale previsto per il periodo 2025-2028, arriva dopo che le spiegazioni fornite dalla Fondazione Biennale per giustificare la riapertura dello spazio espositivo sono state giudicate insufficienti.

Le motivazioni di Bruxelles e i tempi della procedura

La decisione di Bruxelles si fonda sulla valutazione che la partecipazione della Russia, con un padiglione nazionale finanziato e promosso dal governo di Mosca, costituisca una violazione dello spirito e delle normative connesse al regime sanzionatorio europeo adottato in risposta all'aggressione dell'Ucraina.

Nella comunicazione inviata al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, la Commissione aveva già paventato il rischio che la presenza russa potesse essere utilizzata per proiettare un'immagine di legittimità internazionale, in contrasto con i valori democratici che la cultura europea dovrebbe promuovere.

Il percorso che ha portato alla raccomandazione formale era stato avviato lo scorso 10 aprile, quando l'Eacea aveva notificato l'intenzione di sospendere il contributo, concedendo all'ente veneziano un termine di trenta giorni per presentare le proprie controdeduzioni o per rivedere la decisione.

La posizione della Biennale e le reazioni politiche

La Fondazione Biennale, che ha sempre difeso la propria autonomia nella scelta di riammettere la Russia, ha fatto sapere di voler "esprimere nei tempi e termini dovuti le proprie ragioni", ribadendo la convinzione di non aver violato alcuna norma nazionale o internazionale e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione stipulata con l'Eacea. La decisione della Commissione, che ha precisato come finora non sia stato erogato "neppure un euro" del finanziamento contestato, ha suscitato immediate reazioni nel panorama politico italiano.

Se da un lato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, aveva già espresso il proprio dissenso rispetto alla scelta della Biennale, definendola non allineata con l'orientamento del governo, dall'altro sono giunte voci critiche nei confronti dell'esecutivo europeo. L'ex governatore del Veneto, Luca Zaia, ha definito la questione una "rappresentazione esagerata", mentre il capogruppo M5S al Senato, Luca Pirondini, ha parlato di un "atto grave e arrogante".

Un caso che divide l'Italia

La vicenda del padiglione russo, chiuso dal 2022 in seguito all'invasione dell'Ucraina e riaperto nonostante il parere contrario del governo italiano, ha inevitabilmente riacceso il dibattito sul rapporto tra cultura, politica e sanzioni internazionali. Mentre Bruxelles sottolinea come i fondi pubblici europei non possano sostenere iniziative che possano in qualche modo normalizzare l'azione del Cremlino, una parte della politica italiana ha invece accolto con favore il ritorno di Mosca alla kermesse veneziana.

In particolare, le parole del ministro delle Infrastrutture e leader della Lega, Matteo Salvini, secondo cui "l'arte e lo sport avvicinano", hanno alimentato ulteriormente le critiche di chi, come il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, aveva già bollato la partecipazione russa come un'operazione di propaganda culturale. La posizione ufficiale del governo, rappresentata dal ministro Giuli, è però rimasta critica, con il titolare del MiC che ha più volte ribadito come l'arte di un'autocrazia sia libera solo quando è dissidente rispetto al regime che la sostiene.

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