Il cambio al vertice di Nexi non scuote il Titolo, il nuovo ceo acquista azioni ma il mercato resta freddo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non c’è stata, almeno per il momento, quella scossa tanto attesa dagli investitori: l’avvicendamento al vertice di Nexi, formalizzato nella serata di ieri con l’uscita di scena di Paolo Bertoluzzo e l’ingresso del suo vice Bernardo Mingrone, non è riuscito a invertire il trend negativo che da oltre un anno tiene sotto scacco il titolo della paytech. A Piazza Affari, dove il gruppo controllato dal fondo Hellman & Friedman (con una quota del 22,23 per cento) e da Cdp Equity (19,14 per cento) – azionisti legati tra loro da un patto di consultazione – continua a scontare la sfiducia del mercato, le azioni hanno chiuso la giornata in calo dello 0,33 per cento, fissandosi a 3,04 euro. Un dato che si inserisce in un quadro più ampio: nell’ultimo anno il valore del titolo ha perso oltre il 40 per cento, a fronte di un arretrato del Footsie Mib che si ferma al 5 per cento.

Il nuovo amministratore delegato, Bernardo Mingrone, ha tentato di inviare un segnale concreto già nelle prime ore del suo mandato, conferendo un incarico per l’acquisto di azioni della società sul mercato. Una mossa, quella di mettere personalmente titoli in portafoglio, che mirava a dare una dimostrazione tangibile di fiducia nel futuro del gruppo; eppure, l’operazione non è bastata a placare le vendite che hanno caratterizzato l’intera seduta. A pochi minuti dalle 17 il titolo segnava addirittura un ribasso dell’1,18 per cento, in una giornata definita febbricitante per la fintech milanese, prima di un lieve recupero nella chiusura finale.

Il mercato attende un’inversione che al momento non arriva

La scelta di promuovere Mingrone – che vanta una carriera nell’investment banking iniziata in Lehman Brothers e proseguita in Jp Morgan, per poi approdare a ruoli di vertice in UniCredit come Group Chief Financial Officer e in Banca Monte dei Paschi di Siena come Deputy General Manager – era stata presentata come un tentativo di discontinuità. L’obiettivo dichiarato, secondo quanto emerso in ambienti finanziari, era quello di imprimere una nuova accelerazione alla strategia del gruppo, dopo che il piano industriale presentato appena un mese fa non aveva convinto il mercato. Eppure, l’effetto immediato sulla quotazione è stato, finora, pressoché nullo.

Si tratta di un contesto in cui il titolo Nexi ha mostrato una fragilità strutturale, scontando non solo le dinamiche interne ma anche le incertezze legate all’assetto azionario. Il fondo Hellman & Friedman e Cdp Equity restano i due pilastri principali del capitale, ma il patto di consultazione che li lega non ha finora garantito quella stabilità capace di rassicurare gli investitori. In questo scenario, le indiscrezioni raccolte dalla stampa specializzata suggeriscono che Cdp Equity potrebbe essere al lavoro per rafforzare la propria presenza nella compagine societaria, valutando – secondo quanto si legge – anche il coinvolgimento di un nuovo investitore italiano. Un’operazione che, se confermata, avrebbe il fine dichiarato di stabilizzare l’azionariato dopo l’uscita progressiva di alcuni fondi di private equity.

Un nuovo ceo tra segnali di mercato e possibili mosse sull’azionariato

Mingrone, la cui carriera ha attraversato alcune delle istituzioni finanziarie più rilevanti a livello internazionale, si trova ora a dover gestire una fase delicata: da un lato, la necessità di ricostruire credibilità su un titolo che ha perso terreno in modo significativo; dall’altro, la pressione implicita di un azionariato che cerca nuovi equilibri. L’acquisto di azioni effettuato direttamente dal nuovo amministratore delegato rappresenta un gesto simbolico, ma nel valutare l’andamento in Borsa – dove Nexi ha chiuso in territorio negativo nonostante la notizia del cambio al vertice – appare evidente come il mercato attenda ben altro per modificare il proprio giudizio.

Non mancano, tra gli analisti e negli ambienti finanziari, riferimenti a un possibile aggiornamento della strategia industriale: il piano presentato poche settimane fa era stato accolto con freddezza, ritenuto poco incisivo rispetto alla profondità della correzione che il titolo aveva già subito. L’eventuale definizione di un nuovo perimetro di obiettivi, sebbene non formalizzata, potrebbe diventare uno dei primi dossier sul tavolo del nuovo ceo, chiamato a dimostrare che il cambio della guardia non si limita a una sostituzione al vertice ma apre effettivamente a una fase diversa per la paytech.

Una giornata in Borsa che racconta le incertezze del gruppo

La seduta di ieri ha offerto una fotografia eloquente delle difficoltà attuali: il ribasso finale dello 0,33 per cento, seppur contenuto in termini percentuali, si inserisce in una traiettoria negativa che il mercato non ha mostrato alcuna intenzione di interrompere, nemmeno di fronte all’arrivo di un nuovo amministratore delegato e al suo investimento personale nel capitale. Il titolo ha oscillato ampiamente nel corso delle contrattazioni, toccando momenti di pressione più marcata, come quello delle 17, quando il calo si avvicinava al punto e mezzo percentuale.

Per un gruppo come Nexi, che opera nel cuore dei pagamenti digitali e rappresenta una delle realtà più strutturate della fintech italiana, il disallineamento tra i fondamentali – almeno sulla carta – e l’andamento del titolo è divenuto uno degli aspetti più dibattuti. E proprio su questo disallineamento si gioca ora la partita di Mingrone, che eredita da Bertoluzzo una società con una struttura azionaria duale e un piano strategico già messo in discussione prima ancora di essere attuato. L’attenzione, nelle prossime settimane, si sposterà sulle mosse concrete del nuovo ceo e sugli eventuali sviluppi legati alla compagine dei soci, con Cdp Equity potenzialmente pronta a giocare un ruolo più attivo.

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