Nexi, Cdp Equity sale al 29,9% (senza Opa) e punta a diventare primo azionista
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Redazione Interno
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La holding pubblica guidata dal gruppo Cassa Depositi e Prestiti ha deciso di compiere un passo deciso verso il cuore dei pagamenti digitali italiani. Il Consiglio di Amministrazione di Cdp Equity, riunitosi nella giornata di domenica, ha deliberato la possibilità di incrementare la propria partecipazione in Nexi fino al limite massimo del 29,9%-1-4; un’operazione, questa, che parte da una quota attuale del 19,14% e che si propone di consolidare il ruolo dello Stato all’interno di una delle principali infrastrutture finanziarie europee.
La mossa, comunicata al mercato prima dell’avvio delle contrattazioni di lunedì, ha immediatamente acceso i riflettori sul titolo della società di servizi digitali, con un balzo in Borsa che ha superato il 5% nelle prime ore di scambi, toccando punte del 6,5% e posizionando Nexi tra le migliori performance del Ftse Mib.
Come verrà costruita la nuova quota tra derivati e acquisti diretti
Per raggiungere l’obiettivo, la controllata di Cassa Depositi e Prestiti ha messo a punto una strategia articolata che prevede l’uso di strumenti finanziari complessi. Cdp Equity ha deliberato la sottoscrizione di contratti derivati fino a un massimo dell’8% del capitale sociale di Nexi; si tratta di strumenti che potranno avere regolamento in azioni, ma solo una volta ottenute tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari.
A questi si aggiungeranno possibili acquisti diretti sul mercato, un’opzione che consentirà alla holding di modulare l’ingresso nella paytech senza dover ricorrere a un’offerta pubblica di acquisto. Ed è proprio su quest’ultimo punto – lo hanno precisato con chiarezza dalla stessa Cdp Equity – che non esistono equivoci: non c’è alcuna intenzione di lanciare un’Opa sulle azioni di Nexi. Una precisazione che, agli occhi degli investitori, ridimensiona l’appeal speculativo dell’operazione ma ne chiarisce la natura squisitamente strategica e industriale.
Il mosaico azionario: Hellman & Friedman resta in testa (per ora)
Sullo sfondo di questa manovra si muovono equilibri azionari ben precisi che l’aumento di Cdp Equity contribuirà a ridisegnare. Attualmente il primo azionista di Nexi è il fondo di private equity americano Hellman & Friedman, che controlla il 22,23% del capitale, mentre il flottante – vale a dire le azioni liberamente scambiate sul mercato – è ampio e si attesta attorno al 58,6%.
Con il rafforzamento fino al 29,9%, Cdp Equity non solo diventerebbe di fatto il primo azionista della società, scavalcando il fondo statunitense, ma si posizionerebbe esattamente un soffio sotto la soglia del 30% che, secondo la normativa italiana in materia di mercati finanziari, farebbe scattare l’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto totalitaria. Una scelta, quella del 29,9%, che appare dunque calibrata con precisione per esercitare un’influenza determinante senza innescare automatismi regolamentari potenzialmente onerosi.
Perché Cdp considera Nexi un asset strategico per l’Europa
La ratio di questa operazione, del resto, è stata chiarita dalla stessa holding in una nota ufficiale che parla di “apprezzamento” per la società guidata dal nuovo amministratore delegato Bernardo Mingrone. Cdp Equity crede in una “forte evoluzione innovativa e industriale” di Nexi, la quale già oggi processa 1.800 miliardi di euro di transazioni digitali in oltre 25 Paesi.
Ma l’aspetto forse più rilevante – e che spiega i tempi di questa mossa – è un altro: Cdp vede Nexi come un attore chiave “nello sviluppo europeo di una infrastruttura tecnologica a supporto della digitalizzazione della moneta”. Tradotto: sullo sfondo c’è la partita dell’euro digitale e la necessità di creare un campione europeo dei pagamenti in grado di competere con i colossi americani (Mastercard e Visa su tutti) e con le piattaforme fintech emergenti.
L’aumento della partecipazione, conclude la nota, favorirà una “maggiore stabilità dell’azionariato”, sostenendo la strategia industriale di lungo periodo in una fase in cui Nexi ha visto l’uscita dal capitale di altri fondi come Bain, Advent e Clessidra.




