Cdp blinda Nexi: derivati e acquisti diretti per avvicinarsi al 29,9% senza lanciare un’opa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è una scalata ostile, né tanto meno l’avvio di una procedura di acquisizione totalitaria. Eppure, il colosso guidato da Cassa depositi e prestiti – o meglio la sua controllata Cdp Equity – ha appena acceso un faro potentissimo sul futuro dell’azionariato di Nexi, la paytech che processa transazioni digitali per 1.800 miliardi di euro in oltre 25 Paesi.

La notizia, ufficializzata dopo la riunione del cda di domenica 24 maggio, è chiara: si vuole varcare la soglia del 19,14% attuale per arrivare dritti al 29,9%, un’asticella posizionata appena sotto il limite che renderebbe obbligatorio il lancio di un’offerta pubblica di acquisto. Il primo azionista, al momento, resta il fondo Hellman & Friedman con una quota del 22,2% circa, mentre il flottante – azioni liberamente negoziabili sul mercato – pesa per oltre la metà del capitale, toccando il 58,6%.

Come farà Cdp Equity a salire senza innescare lo spareggio

Lo strumento prescelto per questa manovra, che non prevede il lancio di un’opa come specificato dalla stessa nota ufficiale, è duplice e gioca su due fronti complementari. Da un lato, c’è il ricorso ai derivati: Cdp Equity ha deliberato la sottoscrizione di contratti derivati fino all’8% del capitale sociale; strumenti che, una volta ottenute le autorizzazioni regolamentari necessarie (quelle che scattano quando si superano le soglie rilevanti per la Consob e le altre authority), potranno trasformarsi in azioni vere e proprie.

Dall’altro, la holding pubblica – assistita in questa complessa operazione da advisor del calibro di Mediobanca, J.P. Morgan e Hogan Lovells – si riserva di procedere anche con acquisti diretti sul mercato. In sostanza, la strategia è quella di accumulare silenziosamente una posizione massiccia, avvicinandosi pericolosamente alla quota critica del 30% senza però varcarla, evitando così l’aut aut della normativa TUF che impone l’opa totalitaria.

Perché il Tesoro sceglie di blindare la paytech: l’effetto Scannapieco

A gettare luce sulle motivazioni di fondo di questa mossa – che di fatto “blinda” l’azienda – è stato il numero uno di Cdp, Dario Scannapieco, intervenuto a margine di un’assemblea di Confindustria. La sua spiegazione, riportata da Radiocor, taglia corto con qualsiasi suggestione legata a operazioni di M&A o a presunti progetti di aggregazione industriale imminenti: “Crediamo che Nexi sia una infrastruttura importante e vitale del Paese, questa è la motivazione dell’operazione”.

Scannapieco ha inoltre voluto fugare ogni dubbio riguardo all’attuale patto parasociale in essere con Hellman & Friedman, assicurando che l’intesa rimane valida e che, almeno per il momento, l’attenzione è tutta concentrata sull’azienda in sé, non su future aggregazioni con altri player europei del settore.

Il manager ha ribadito che il rafforzamento serve a sostenere la strategia industriale di lungo periodo di Nexi, favorendo una maggiore stabilità dell’azionariato – un tema delicato, visto che la società ha recentemente visto l’uscita di scena dei fondi Bain e Advent.

Il contesto: una infrastruttura vitale per la digitalizzazione della moneta

L’intervento di Cdp Equity – che con questa operazione scalzerebbe Hellman & Friedman dalla posizione di primo socio – si inserisce in un quadro economico-finanziario dove i pagamenti digitali vengono considerati una leva strategica per la sovranità tecnologica del continente. La stessa Cdp, attraverso il proprio comunicato, ha sottolineato come Nexi possa giocare “un ruolo chiave nello sviluppo europeo di un’infrastruttura tecnologica a supporto della digitalizzazione della moneta”.

Le azioni di Nexi, reduce da un periodo di volatilità e da una flessione rispetto ai massimi post-pandemia, hanno ovviamente reagito con un balzo in borsa all’annuncio della delibera. Se da un lato il Tesoro – tramite la sua longa manus – mette una pietra sopra l’eventualità di un’opa amichevole o ostile, dall’altro manda un segnale inequivocabile al mercato: la piattaforma tecnologica che gestisce una fetta enorme dei flussi monetari del Paese deve restare sotto l’ombrello protettivo di un azionista stabile e di lungo periodo.

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