Fincantieri, il ritorno al dividendo nel 2028 e il raddoppio della produzione militare nel piano di Folgiero

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Milano. Il portafoglio ordini, che si attesta sui sessanta miliardi di euro complessivi – una mole di lavoro che proietta la visibilità sui ricavi fino al 2036 –, rappresenta la base solida dalla quale Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, è partito per illustrare alla comunità finanziaria, riunita a Milano negli studi di piazza Gae Aulenti, la traiettoria del Piano Industriale 2026-2030 -1-6-8. Il gruppo della cantieristica, dopo aver centrato con un anno di anticipo il ritorno all’utile, alza ora il tiro: la guidance per l’esercizio in corso, i cui risultati definitivi saranno comunicati il 24 marzo, è stata rivista al rialzo e fissa un utile netto stimato in centodieci milioni di euro, accompagnato da ricavi per nove miliardi e da un margine operativo lordo atteso al 7,4 per cento -3-5-7.

È un’accelerazione, quella certificata dal Capital Markets Day, che poggia su quattro pilastri strategici – potenziamento della capacità produttiva, incremento della produttività, continuità dei progetti strategici e crescita nelle adiacenze di business – e che si regge su un pacchetto di investimenti, per circa 1,9 miliardi, interamente autofinanziato dalla generazione di cassa operativa -1-6. Di questi, seicento milioni sono destinati all’acquisto di nuove gru a cavalletto per la costruzione di mega navi da crociera nel cantiere di Monfalcone, seicentocinquanta alla manutenzione straordinaria degli asset e alla loro efficienza, e due distinte tranche da duecentocinquanta milioni ciascuna: la prima per espandere la capacità dell’attuale rete cantieristica, la seconda – condizionata all’evoluzione della domanda – per un eventuale raddoppio della produzione Offshore in Vietnam, dove l’ipotesi di un secondo cantiere Vard è già scritta nei piani -2-5-10.

Il comparto della Difesa, ha spiegato Folgiero, riveste un ruolo centrale nella strategia del gruppo; l’aumento atteso della domanda, nazionale e internazionale, giustifica il raddoppio della capacità produttiva dei cantieri italiani in questo specifico segmento, con nuovi ordinativi attesi già a partire dal 2026 -4-6. Non solo: l’amministratore delegato ha quantificato in circa cinque miliardi di euro il valore dei nuovi ordini che potrebbero arrivare nei prossimi sei mesi, spinti anche dai programmi per la Marina degli Stati Uniti e da un interesse crescente da parte di alcuni Paesi del Medio Oriente, mentre l’evoluzione industriale spinge sull’acceleratore delle capacità duali e sulla componentistica avanzata – Remazel e Wass, quest’ultima reduce da due importanti commesse, sono indicate come le realtà destinate a crescere con maggiore intensità -9.

Parallelamente alla Difesa, il piano sviluppa l’espansione accelerata del business Underwater, con particolare attenzione allo sviluppo di soluzioni non convenzionali e di sistemi senza equipaggio pensati per scenari operativi ibridi; e poi la crescita tecnologica nel comparto Offshore, sostenuta dalla riorganizzazione globale del sistema cantieristico che prevede la rilocalizzazione di parte della produzione di sezioni delle navi da crociera in Romania, e infine la profittabilità del business Cruise, trainato da una pipeline commerciale che i vertici definiscono in crescita sia quantitativa che qualitativa, con margini in miglioramento e ordinativi che, già nei prossimi mesi, allungheranno la copertura del carico di lavoro ben oltre il 2036 -1-6-9.

Sul fronte dei numeri, l’architettura finanziaria disegnata da Folgiero prevede al 2030 ricavi consolidati per 12,5 miliardi di euro – il 40 per cento in più rispetto al dato attuale del 2025 – e un margine operativo lordo di 1,25 miliardi, in crescita del 90 per cento, con un’incidenza sui ricavi che tocca il dieci per cento -2-4. L’utile netto, in progressiva espansione, è atteso superiore a quello del 2025 già dall’esercizio prossimo, per poi attestarsi intorno ai duecentoventi milioni nel 2028 e raggiungere i cinquecento milioni a fine piano -3-7. Proprio in corrispondenza del 2028, ha annunciato l’amministratore delegato, il consiglio di amministrazione valuterà l’avvio di una politica di dividendi – assente da quasi un decennio – basata sul bilancio del 2027, una decisione resa possibile dal percorso di deleveraging strutturale che condurrà il rapporto tra indebitamento finanziario netto e margine operativo lordo a quota 1,7 volte a fine 2028 e a una volta a fine 2030, per azzerarsi completamente a partire dal 2032 -5-6.

La visione industriale e il progetto nucleare

Durante la presentazione, Folgiero ha toccato anche il tema del nucleare, definendolo una «visione strategica» e un «colpo lungo» sul quale è necessario iniziare a lavorare immediatamente per raccogliere i frutti nel futuro. L’ad ha confermato che Fincantieri sta collaborando, da tempo, con la Marina Militare nell’ambito del progetto Minerva – la traiettoria tecnologica della Marina sul nucleare militare – e sta studiando gli impatti ingegneristici dei reattori di quarta generazione applicati alla propulsione navale, i quali, ha chiarito, richiedono una traiettoria tecnologica specifica e distinta da quella del nucleare terrestre.

Sul versante della crescita per linee esterne, l’atteggiamento del gruppo è stato definito «selettivo e opportunistico»; Folgiero ha escluso operazioni in grado di modificare il perimetro o il volto dell’azienda nel breve termine, pur non rinunciando a un approccio che definisce «agnostico» verso partnership mirate, da valutare solo qualora rappresentino un tassello strategico coerente con il piano -10.

Gli obiettivi al 2035 e la trasformazione del gruppo

Lo sguardo del management, sostenuto dalla visibilità profonda garantita dal portafoglio ordini e dai macrotrend secolari legati alla sicurezza marittima e alla transizione energetica, si spinge fino al 2035. In quella data, Fincantieri punta a raddoppiare il fatturato portandolo a diciotto miliardi di euro, con un margine operativo lordo al 13 per cento – pari a circa 2,3 miliardi – e un utile netto margin del 7,5 per cento, equivalente a 1,35 miliardi. Il percorso di rafforzamento patrimoniale, già avviato, dovrebbe condurre a una posizione finanziaria netta positiva a partire dal 2032, completando la trasformazione del gruppo in un operatore ad alta generazione di cassa e dotato di maggiore flessibilità strategica.

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