La domenica sportiva, Adani attacca: “Piccinini non ha visto il fallo di Troilo su Bartesaghi. E il Var? Morto!”
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Redazione Sport
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L’analisi della ventiseiesima giornata di Serie A, andata in onda ieri sera nel corso della trasmissione “La Domenica Sportiva”, non poteva ignorare l’episodio che ha letteralmente infiammato il post-partita di San Siro, dove il Milan è stato sconfitto per 1-0 dal Parma. Il commento tecnico di Daniele Adani, ospite fisso in studio, si è concentrato con la consueta veemenza sulla decisione arbitrale che ha portato alla convalida del gol di Troilo, rete che ha deciso l’incontro e che ha scatenato un vespaio di polemiche destinato a tenere banco per l’intera settimana. L’ex difensore, nel ricostruire la dinamica dell’azione che ha portato alla testata vincente del difensore ducale, ha espresso senza mezzi termini il proprio dissenso, puntando il dito contro la direzione di Marco Piccinini e, soprattutto, contro l’operato della sala Var. Adani ha sottolineato come l’arbitro, nella sua prima valutazione a campo aperto, avesse correttamente ravvisato un’irregolarità, per poi essere inspiegabilmente richiamato al monitor. “Il blocco di Valenti su Maignan non è fallo? Quello è un classico blocco da calcio d’angolo, una strategia di gioco”, ha argomentato Adani, spostando l’asse del dibattito sul contatto aereo tra Troilo e Davide Bartesaghi. “Il problema è un altro: Piccinini non ha preso in considerazione né comunicato il fallo di Troilo su Bartesaghi. L’ha sovrastato appoggiandosi con le mani, e questo in area è fallo. E il Var? Morto!”.
La moviola in aula: tra regolamento e interpretazione
La questione, lungi dall’essere una mera querelle da dopopartita, investe nel profondo la coerenza dell’applicazione del protocollo Var e la natura stessa del cosiddetto “chiaro ed evidente errore”. A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci hanno pensato le analisi dei principali esperti di moviola, le cui voci si sono rincorse sui principali quotidiani sportivi nazionali. Da un lato, opinionisti come Luca Marelli, intervistato da Dazn, hanno sostenuto che, a prescindere dalla valutazione sul blocco a Maignan, l’intervento del Var non sarebbe nemmeno dovuto scattare, mancando i presupposti di un errore oggettivo e plateale da parte del direttore di gara. Dall’altro, Graziano Cesari, intervenuto a Pressing, ha ribaltato la prospettiva, evidenziando come le immagini mostrino senza dubbio Troilo poggiare le mani sulle spalle di Bartesaghi per guadagnare il tempo e lo spazio necessario a colpire il pallone, un dettaglio che, a suo giudizio, rende il fallo sì evidente e tale da dover portare all’annullamento della rete. Una disparità di vedute, questa, che fotografa perfettamente lo stato di confusione in cui versa il dibattito arbitrale in Italia, dove la soggettività dell’interpretazione finisce spesso per prevalere sulla presunta oggettività della moviola.
Il silenzio-assenso social di Leao e l’ombra lunga del confronto con Pavlovic
Mentre in televisione andavano in onda le moviole e gli opinionisti discutevano animatamente, negli spogliatoi e, subito dopo, nel mondo virtuale, montava la rabbia dei giocatori rossoneri. Il volto più emblematico di questa protesta silenziosa è stato quello di Rafael Leao. L’attaccante portoghese, autore di una prova generosa e sfortunato nel colpire un palo che avrebbe potuto cambiare le sorti dell’incontro, ha affidato il suo sfogo a Instagram, utilizzando un linguaggio fatto di immagini piuttosto che di parole. Leao ha pubblicato due fotografie a confronto: nella prima, il fermo-immagine del gol annullato a Pavlovic nella partita contro il Sassuolo, in cui la rete non fu convalidata per un presunto fallo in attacco del difensore serbo; nella seconda, la sequenza del gol di Troilo, con il difensore del Parma che sovrasta Bartesaghi in una maniera che, agli occhi del milanista, appare del tutto sovrapponibile a quella del suo compagno di squadra. Tre puntini di sospensione e la foto di squadra con la didascalia “Insieme, uniti” hanno completato un messaggio chiarissimo, volto a denunciare quella che ai più è apparsa come un’evidente disparità di trattamento e una mancanza di uniformità di giudizio da parte della classe arbitrale.
Un precedente che riaccende il dibattito sulla tecnologia in campo
L’eco della polemica ha varcato i confini del tifo organizzato per investire il cuore del sistema, con i quotidiani sportivi che non hanno lesinato critiche al direttore di gara. Il Corriere dello Sport ha bocciato Piccinini con un netto 4,5, mentre la Gazzetta dello Sport si è fermata a 5, parlando di una direzione insufficiente e sottolineando come il giudice di campo sia apparso “influenzato” dalla chiamata del Var al punto da cambiare la propria decisione iniziale dopo una lunga e titubante revisione al monitor. Un atteggiamento, quest’ultimo, che rimette al centro del dibattito il ruolo della tecnologia: se da un lato il Var è stato introdotto per eliminare gli errori macroscopici, dall’altro, in situazioni di interpretazione dubbia come quella di ieri sera, il suo utilizzo rischia di trasformarsi in una surroga del giudizio del campo, delegittimando l’operato dell’arbitro e alimentando un senso di ingiustizia difficile da ricucire, specie quando, come in questo caso, a farne le spese è la squadra di casa in una sfida dall’alto tasso emotivo.




