Il ritorno su Arrakis, tra nuove profezie e vecchie ferite: il trailer di “Dune – Parte Terza” svela l’epilogo della saga di Villeneuve
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dodici anni, o forse diciassette a seconda delle fonti, separano gli eventi del secondo capitolo da quelli che Denis Villeneuve ha finalmente mostrato nel primo trailer di “Dune – Parte Terza”, l’attesissimo capitolo conclusivo della sua trilogia ispirata ai romanzi di Frank Herbert. Il regista canadese, che dopo l’immane sforzo produttivo del film del 2024 sentiva il bisogno di allontanarsi dalle dune di Arrakis per dedicarsi ad altri progetti, ha dovuto fare i conti con qualcosa di più forte della sua volontà: le immagini di questo nuovo episodio, ha confessato, continuavano a presentarglisi nel cuore della notte, risvegliandolo con l’urgenza di raccontare cosa accade dopo l’ascesa al trono imperiale di Paul Atreides.
Il film, la cui uscita nelle sale italiane è prevista per dicembre del 2026, si presenta dunque come un’opera dal piglio differente rispetto ai suoi predecessori. Se “Parte Uno” era un lungo e contemplativo viaggio alla scoperta di un mondo ostico e affascinante, e “Parte Due” assumeva le cadenze di un epico film di guerra, questo terzo atto, basato sul romanzo “Messia di Dune”, promette di essere un thriller più teso, muscolare e denso di azione, come lo stesso Villeneuve ha tenuto a sottolineare. La posta in gioco è altissima: Paul, ormai imperatore, non deve più lottare per conquistare il potere, ma per gestire le devastanti conseguenze di una guerra santa scatenata in suo nome, un fardello che lo logora e lo trasforma.
Un imperatore intrappolato nel suo stesso mito, tra complessi intrighi e nuovi, temibili antagonisti
Il trailer si apre con un’intimità inedita per la saga, mostrando Paul (Timothée Chalamet) e Chani (Zendaya) intenti a immaginare il nome dei loro futuri figli, un dialogo che svela non solo il legame che resiste nonostante le turbolenze politiche, ma anche l’introduzione di nuovi, cruciali personaggi: i gemelli Leto e Ghanima, figure centrali nella mitologia herbertiana. Ma la pace domestica è solo un’illusione, un breve respiro prima che il trailer precipiti in sequenze di battaglie interstellari e violenza diffusa. La voce di Paul, che ammette come la guerra si alimenti da sola, fa da contraltare alle immagini di una galassia in fiamme, mentre l’imperatore, visibilmente provato e con un taglio di capelli che ne accentua lo sguardo duro, confida alla madre Lady Jessica (Rebecca Ferguson) i suoi dubbi: “Come faceva mio padre?”. La risposta della Reverenda Madre, “Tuo padre non ha mai iniziato una guerra”, suona come una sentenza che pesa come un macigno sulle scelte del figlio.
A rendere ancora più precario l’equilibrio del potere ci pensano le nuove, inquietanti presenze nel cast. Robert Pattinson, con un taglio a spazzola biondo platino e uno sguardo di ghiaccio, interpreta Scytale, un agente dei Tleilaxu la cui lealtà è quanto meno ambigua, un personaggio che lo stesso attore descrive come tutt’altro che un cattivo convenzionale. Con lui, Anya Taylor-Joy veste i panni di Alia Atreides, la sorella di Paul, che nel secondo film era solo un feto senziente e che qui appare come una giovane donna dalla presenza eterea e inquietante, segnata dalla coscienza di antenate che si affollano nella sua mente. Il ritorno di Jason Momoa nei panni di Duncan Idaho, o meglio di un ghola di Duncan Idaho, aggiunge un ulteriore strato di complessità a un universo in cui nemmeno la morte sembra essere un confine invalicabile.
Il peso del potere e la sfida al botteghino con gli Avengers
La sceneggiatura, firmata dallo stesso Villeneuve insieme a Brian K. Vaughan, si trova dunque a dover distillare la complessità del romanzo di Herbert, un libro notoriamente più cupo e “esoterico” del primo, incentrato sulle macchinazioni politiche e sul logoramento psicologico del protagonista. Il regista ha promesso un’esperienza visiva ancora una volta imponente, girata in gran parte con pellicola 65mm e con sequenze in IMAX, sebbene per le scene nel deserto sia stata preservata la “brutalità” del digitale, a sottolineare la duplice anima di questo capitolo finale: epico nelle proporzioni ma intimo nel dramma che si consuma nell’animo di Paul.
L’uscita del film, prevista per il 18 dicembre 2026, non sarà però priva di insidie. Quella data, infatti, è la stessa scelta per il debutto di un altro colosso atteso dal pubblico, “Avengers: Doomsday”. Uno scontro al botteghino che i media americani hanno già ribattezzato “Dundesday” e che promette di infiammare le sale di tutto il mondo. Nonostante la potenza del franchise Marvel, Warner Bros. sembra intenzionata a giocarsi le sue carte, forte di un franchise che ha già incassato oltre un miliardo di dollari con i primi due film e di un seguito di appassionati in continua crescita. L’epica conclusione disegnata da Villeneuve, con il suo Imperatore intrappolato in un futuro che lui stesso ha contribuito a creare, cercherà di conquistarsi il suo posto sotto le luci della ribalta, in una battaglia che si preannuncia epica tanto quanto quelle combattute sulle sabbie di Arrakis.




