Schwazer e l’europeo mancato: il miglior tempo non basta per la convocazione

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il richiamo della pedana, per chi ha attraversato gli abissi della squalifica e del lungo esilio sportivo, può trasformarsi in un’ossessione silenziosa. Alex Schwazer, il marciatore altoatesino che di ossessioni – raccontate tra vittorie e cadute – se ne intende, ha dovuto fare i conti con un’altra doccia fredda: la convocazione per gli Europei 2026 di atletica, in programma a Birmingham dal 10 al 16 agosto, non arriverà. A comunicarglielo, come lo stesso atleta ha riferito all’Ansa, è stato il direttore tecnico della Nazionale, Antonio La Torre; un colloquio, questo, avvenuto senza particolari scenari di rottura, ma che ha di fatto chiuso le porte a quella che molti, visti i risultati delle ultime settimane, avevano iniziato a considerare una possibilità concreta.

Una prestazione da record, poi il silenzio della federazione

Poche settimane fa, in Germania, Schwazer aveva firmato il crono di 3h01’55”: un tempo che non solo rappresenta il miglior dato europeo del 2026, ma che si posiziona anche come la terza prestazione mondiale dell’annata in corso. Un risultato, questo, che avrebbe potuto rappresentare un biglietto da visita pesantissimo per il rientro in azzurro dopo la lunga squalifica di otto anni per doping – un periodo, quello del bando, che l’atleta di Racines ha scontato quasi interamente prima di tornare a gareggiare. Eppure, il dato cronometrico non è stato sufficiente a convincere il vertice tecnico della Federazione. Il 41enne, dal canto suo, ha scelto una linea improntata al pragmatismo: «Non voglio polemizzare, rispetto la scelta. Proseguo a marciare». Parole che suonano come un’accettazione garbata, ma priva di quella resa che spesso accompagna i finali di carriera.

Il criterio dei tre primi classificati e l’addio a Birmingham

La motivazione ufficiale, filtrata attraverso le dichiarazioni dello stesso Schwazer, è chiara nella sua rigidità: «Il direttore tecnico mi ha detto che la Federazione vuole portare i primi tre italiani classificati alla Coppa del mondo». Una linea secca, che di fatto esclude qualsiasi deroga basata sui tempi stagionali, per quanto eccellenti possano essere. L’Italia, dunque, sarà rappresentata nella maratona di marcia a Birmingham da tre atleti – e nessuno di questi sarà l’altoatesino. La scelta, inevitabilmente, alimenta il dibattito interno al mondo dell’atletica, anche perché la marcia italiana non dispone di un’abbondanza tale da potersi permettere di lasciare a casa il detentore della miglior prestazione continentale. Si tratta, è bene ricordarlo, di un atleta che ha già scritto pagine importanti di questo sport, tra cui un oro olimpico a Pechino 2008, prima che la vicenda doping ne oscurasse parte del percorso.

Sviluppi giudiziari e inchieste: il doping resta un'ombra lunga

Sarebbe però miope analizzare la vicenda limitandosi al dato sportivo. La cronaca, in casi come questo, si intreccia inevitabilmente con precedenti giudiziari che hanno segnato la vita dell’atleta. La lunga squalifica comminata per doping non è mai stata del tutto rimossa dal dibattito pubblico, e alcune inchieste condotte in passato – come quella della procura di Bolzano – hanno contribuito a mantenere viva l’attenzione investigativa sui metodi di allenamento e sulle frequentazioni del marciatore. Schwazer ha sempre respinto le accuse più pesanti legate a presunte complicità, ma l’intero impianto delle verifiche antidoping successive al suo ritorno in gara è stato seguito con lente d’ingrandimento. Al momento, non risultano nuovi procedimenti penali a suo carico; resta tuttavia il fatto che la federazione, nel gestire una convocazione di così alto profilo, si muove su un campo minato fatto di memoria disciplinare e tutela dell’immagine della squadra nazionale. La scelta di escluderlo, per quanto basata su un criterio apparentemente tecnico, porta con sé il peso di un passato che il mondo dell’atletica fatica a lasciarsi alle spalle.

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