Extraprofitti energetici, la partita si sposta all'Ecofin del 9 ottobre
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Redazione Esteri
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La tassa sugli extraprofitti delle grandi compagnie energetiche resta un cantiere aperto a Bruxelles, con il prossimo appuntamento formale fissato per il 9 ottobre, quando i ministri delle Finanze dell'Unione torneranno a confrontarsi in sede di Ecofin.
Il tema è tornato prepotentemente al centro del dibattito durante la riunione informale di Dublino, dove il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis ha chiarito che, per ora, l'esecutivo comunitario non ha in programma di presentare una proposta legislativa unitaria, lasciando però mano libera ai singoli Stati membri che intendano procedere autonomamente sul fronte della tassazione dei profitti straordinari.
La posizione italiana e l'allarme di Giorgetti
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, presente a Dublino, ha rilanciato la necessità di un intervento rapido, avvertendo che lo shock energetico in corso, alimentato dalle tensioni geopolitiche e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, è destinato a ripercuotersi sulle bollette di famiglie e imprese.
«Lo choc energetico si è già manifestato con l'aumento dei costi alla pompa e a breve si riverbererà inevitabilmente sulle bollette», ha dichiarato il titolare del Mef, sottolineando come il problema energetico rappresenti oggi una priorità più urgente rispetto ad altri dossier economici europei. La posizione italiana, espressa insieme a Germania, Spagna, Polonia, Austria e Portogallo, punta a un approccio comune che eviti distorsioni della concorrenza nel mercato unico.
Bruxelles frena e lascia la scelta agli Stati
Dombrovskis ha spiegato che la questione fiscale rimane di competenza nazionale, precisando che la Commissione è pronta a discutere e a condividere le migliori pratiche, ma che «in questa fase non stiamo presentando una proposta a livello Ue». Una posizione che non ha mancato di suscitare reazioni tra i ministri presenti: il tedesco Lars Klingbeil ha chiesto alla Commissione di presentare opzioni concrete, mentre la presidenza irlandese di turno ha annunciato che solleciterà un approfondimento tecnico in vista della riunione di ottobre.
Il precedente polacco e il quadro normativo
Mentre a Bruxelles il confronto resta in una fase interlocutoria, la Polonia ha scelto la strada dell'azione unilaterale. Varsavia ha approvato un progetto di legge per introdurre un'imposta temporanea sui profitti straordinari delle compagnie petrolifere, con un'aliquota del 60% sulla quota di utili eccedente le medie storiche, destinata a finanziare misure di sostegno contro il caro carburanti.
Il ministro delle Finanze polacco Andrzej Domański ha spiegato che il suo Paese non intende «aspettare che l'Ue trovi una soluzione», evidenziando come l'impennata dei prezzi abbia generato margini eccezionali per alcuni operatori. In Italia, un prelievo sugli extraprofitti energetici era già stato introdotto nel 2022 con il cosiddetto contributo di solidarietà, applicato anche alle società operanti nel settore delle rinnovabili, come confermato dalla giurisprudenza tributaria.
Le ripercussioni economiche e i margini di flessibilità
Il contesto macroeconomico resta segnato da forti pressioni sui prezzi dei carburanti e da un'inflazione che, secondo le previsioni, potrebbe tornare a salire se le tensioni internazionali dovessero protrarsi. Giorgetti ha collegato l'andamento dei prezzi alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, osservando che l'attuale fiammata inflazionistica nasce da uno shock dell'offerta e non da un surriscaldamento della domanda, con implicazioni dirette sul costo del debito pubblico.
Sul fronte dei conti, l'Italia ha già richiesto a Bruxelles l'attivazione della clausola di flessibilità per scorporare parte delle spese energetiche dai vincoli di bilancio, con un margine massimo richiedibile pari allo 0,6% del Pil nell'arco dei prossimi due anni.
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