Addio a Jennifer Runyon, l'attrice di Ghostbusters e della sitcom Baby Sitter aveva 65 anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La notizia della scomparsa, confermata dalla famiglia e dall’amica e collega Erin Murphy, ha cominciato a diffondersi nella serata di domenetta, gettando nello sconforto chi l’aveva amata sul piccolo e grande schermo. Jennifer Runyon, questo il nome completo dell’interprete, è mancata venerdì 6 marzo, all’età di sessantacinque anni, dopo quella che i parenti, in un messaggio pubblicato sui social, hanno definito «una lunga e ardua strada»; un viaggio, si legge ancora nella nota, che si è concluso con lei circondata dai propri cari. Le parole della famiglia, seppur misurate, lasciano trasparire la durezza di una battaglia combattuta a lungo, e a questo proposito l’attrice Erin Murphy, nota al pubblico per il suo ruolo in Bewitched, ha aggiunto successivamente un dettaglio più specifico, parlando di una «breve battaglia contro il cancro» per ricordare l’amica e collega, scomparsa lasciando due figli e il marito Todd Corman, sposato nel 1991.
Il volto di Jennifer Runyon, per chi ha frequentato il cinema e la televisione degli anni Ottanta, è uno di quelli capaci di evocare immediatamente un’epoca e un certo tipo di immaginario. I più la ricordano, inevitabilmente, per la sua apparizione in Ghostbusters - Acchiappafantasmi: nella pellicola cult del 1984 diretta da Ivan Reitman, a lei spettava il ruolo della studentessa dai capelli biondi e dallo sguardo timido che, nel laboratorio della Columbia University, viene sottoposta al test sulle facoltà extrasensoriali condotto dal dottor Peter Venkman, interpretato da Bill Murray. Una scena breve ma iconica, che l’ha legata per sempre a uno dei film più amati della storia del cinema, anche se la sua carriera, in realtà, non si è affatto limitata a quell’unica, seppur folgorante, apparizione. Nello stesso anno, infatti, la si poté vedere in Up the Creek, e subito dopo ottenne un ruolo da protagonista destinato a segnare la sua popolarità nelle case degli americani.
Fu tra il 1984 e il 1985, e poi in un episodio del 1987, che Jennifer Runyon vestì i panni di Gwendolyn Pierce nella sitcom Charles in Charge, conosciuta in Italia come Baby Sitter. La serie, che vedeva come protagonista un giovane Scott Baio alle prese con gli studi e il lavoro di babysitter per una famiglia del New Jersey, ebbe un successo notevole, e il personaggio di Gwendolyn, la sua fidanzata, contribuì a consolidare l’immagine di Runyon come volto familiare e rassicurante della televisione di quegli anni. Da lì in poi, la sua carriera si dipanò attraverso un susseguirsi di partecipazioni in serie di successo, un curriculum che racconta meglio di qualsiasi biografia la sua capacità di attraversare generi e registri diversi: la si ritrova, infatti, in produzioni come Magnum, P.I., Quincy, e poi ancora in La signora in giallo (Murder, She Wrote) per due episodi, e in Beverly Hills, 90210, dove apparve nel 1991.
Nata a Chicago il primo aprile del 1960, figlia d’arte – il padre Jim era un noto disc jockey e annunciatore radiofonico, la madre Jane Roberts un’attrice – Jennifer Runyon crebbe in un ambiente che la predestinava allo spettacolo, ma la sua carriera, dopo un avvio folgorante, subì una progressiva battuta d’arresto. Già negli anni Novanta le sue apparizioni si fecero più rarefatte, complice anche la scelta di dedicarsi alla famiglia e ai due figli, Wyatt e Bayley, avuti dal marito Todd Corman, allenatore di basket e produttore. In un’intervista del 2014, come ricordano diverse fonti, l’attrice aveva dichiarato di essersi semiritirata dalle scene per lavorare come insegnante, allontanandosi volontariamente dai riflettori di Hollywood per abbracciare una vita più appartata e lontana dal rumore del set. Una scelta radicale, che l’aveva sottratta alla nostalgia dei fan, ma non al loro affetto, come dimostrano le reazioni commosse alla notizia della sua scomparsa.




