Max Pezzali, la febbre del sabato sera (da otto a ottant’anni) si contagia all’Allianz Stadium

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   TORINO – C’è Isabel, che di anni ne ha otto e viene al suo primo concerto, e accanto a lei c’è papà Paolo, che di anni ne ha quarantasette e la pelle d’oca che ancora gli viene ascoltando quelle canzoni, quelle che lo riportano indietro nel tempo, quando era un ragazzino.

È un misto perfetto, questo che compone il pubblico dell’ex 883, un mix anagrafico degno di uno studio sociologico, dove la nostalgia dei Millennials (o dei quasi cinquantenni) si intreccia con la curiosità della Generazione Z, quei giovanissimi che i Novanta non li hanno vissuti ma che ne riscoprono il fascino, magari attraverso TikTok o i racconti dei fratelli maggiori.

A dimostrarlo sono i numeri, del resto, quelli che parlano chiaro: oltre seicentosessantamila biglietti staccati in totale, dieci sold out su quindici concerti in programma, un dato che incorona “Max Forever – Gli anni d’oro” come il tour più venduto dell’anno. Sabato 13 giugno, alla prima delle due attesissime date torinesi (l’altra, ovviamente, è andata sold out per domenica 14), l’Allianz Stadium si trasforma così in una macchina del tempo: un salto indietro di trent’anni, quando i walkman erano l’ultimo grido e i Game Boy facevano impazzire i ragazzi.

Una scaletta da cardiopalma, tra dance cam e pupazzi giganti

L’apertura è affidata a un omaggio al Festivalbar, in particolare all’edizione del 1995 che vide trionfare proprio gli 883 con “Tieni il tempo”, il brano che, insieme a “Bella vera” e “La lunga estate caldissima”, dà il via allo show. A fare da cerimoniere, sugli schermi giganti, ecco comparire Amadeus, il conduttore che ha segnato quegli anni.

La scaletta, quella che l’artista di Pavia ha portato sul palco sabato sera, scorre fluida, un alternarsi di ritmi uptempo e ballad che hanno segnato intere generazioni: si passa dalla spensieratezza di “Sei un mito” e “Viaggio al centro del mondo” all’energia del medley “La regola dell’amico” con un pezzo di “Disco Inferno”, per poi lasciare spazio ai sentimenti con “L’universo tranne noi” e “Ci sono anch’io”, quest’ultima colonna sonora del cartoon Disney “Il pianeta del tesoro” e improvvisamente riscoperta dalle nuove generazioni.

Lo stadio, trasformato in un karaoke gigante, canta ogni singola parola. Non mancano i momenti coreografici, come la “Dance cam” che inquadra i più scatenati sugli spalti, e la “Single cam” che cerca possibili colpi di fulmine tra il pubblico.

Il calcio, la televisione e quel Max che dialoga con il giovane se stesso

Lo spettacolo è una macchina perfetta di citazioni. C’è spazio per il calcio, ovviamente, con un omaggio alla “Notti magiche” di Italia ’90 che fa da sigla a un segmento dedicato ai grandi del pallone, prima di sfociare nell’inno degli sfavoriti “La dura legge del gol” e in “Gli anni”. Sul palco sfilano pupazzoni che ricordano Uan di “Bim Bum Bam”, così come le iconografie dei vecchi cellulari e il logo di Mtv che diventa “Max”.

Uno dei momenti più toccanti, però, è forse il più intimo: un video in cui un giovane Max Pezzali del 1995 dialoga con il se stesso di oggi, un faccia a faccia tra l’adolescente sognatore e l’uomo che quelle canzoni le ha scritte e le canta ancora, dopo decenni di carriera. Il tutto mentre canzoni come “Cumuli” (un classico del lato B molto amato dai fan) e “Un giorno così” si alternano a hit planetarie come “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” e “Rotta x casa di Dio”.

L’effetto karaoke (e la saggezza pop dei Novanta)

Ma a fare la differenza, in questo sabato sera di metà giugno, è proprio la trasversalità del messaggio. Lo si nota durante “Come mai” o “Nessun rimpianto”, quando le voci di quarantenni e bambini si fondono in un’unica, enorme ballata corale. O durante “La regina del celebrità” e “Nella notte”, quando i ritmi incalzanti spingono persino i più timidi a muovere le spalle.

E chissà che non sia proprio questa la chiave del successo, quella che fa dire a Davide, un ragazzo che ha compiuto diciannove anni proprio il giorno del concerto, che preferisce le canzoni di Pezzali a quelle attuali: “perché dicono cose che hanno un senso, in cui i giovani possono rispecchiarsi”. La festa si chiude come da tradizione con la carica di “Nord sud ovest est” e il congedo musicale di “Con un deca”, sotto una pioggia di coriandoli che colora il cielo torinese. L’illusione, per qualche ora, è che quelle “notti non finiscano all’alba”.

E che gli Anni Novanta, in fondo, non siano mai davvero finiti.

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