Bce, la svolta restrittiva di aprile e giugno secondo Barclays mentre Villeroy evoca interventi mirati

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A dispetto della pausa decisa nella riunione del 19 marzo, quando il Consiglio direttivo ha scelto di mantenere i tassi fermi al 2%, il dibattito interno all’Eurotower si è già spostato sulle prossime mosse. Barclays, in un’analisi diffusa dopo l’ultimo appuntamento di politica monetaria, ha modificato le proprie previsioni indicando ora con convinzione un doppio rialzo da 25 punti base ciascuno, attesi rispettivamente per la riunione di aprile e per quella di giugno. Un’accelerazione, quella ipotizzata dalla banca d’affari, che porterebbe il tasso sui depositi al 2,5%, configurando una traiettoria di stretta calibrata per arginare le pressioni inflazionistiche in un contesto segnato da tensioni geopolitiche.

Una funzione di reazione “agile” contro l’incertezza

La nota di ricerca della banca d’affari – citata da fonti finanziarie – giustifica questa svolta con la necessità di adattare la risposta della Banca centrale europea a uno scenario che definisce caratterizzato da “incertezza sull’intensità e la durata del conflitto, nonché sull’entità degli effetti di secondo livello”. I due aumenti consecutivi, secondo gli analisti, rappresenterebbero un percorso “ottimale” data una distribuzione dell’inflazione a medio termine fortemente asimmetrica al rialzo. In pratica, l’istituto ritiene che mantenere invariata la politica monetaria non sarebbe sufficiente a garantire il ritorno duraturo dell’inflazione al target del 2% in nessuno degli scenari considerati, mentre un tasso di deposito al 2,5% potrebbe rivelarsi adeguato per stabilizzare i prezzi, qualora lo shock energetico dovesse attenuarsi rapidamente.

Lagarde e il nodo della guerra in Medio Oriente

La riunione del 19 marzo ha fornito il quadro entro cui si inseriscono queste proiezioni. La presidente Christine Lagarde ha confermato che l’istituto non resterà inattivo, pur avendo optato per una sosta. Nel corso della conferenza stampa, ha delineato uno scenario economico profondamente condizionato dal conflitto in Medio Oriente, che ha reso le prospettive “significativamente più incerte”. Le stesse proiezioni diffuse dalla Bce hanno mostrato una revisione al rialzo delle attese inflazionistiche per il 2026, spinte al 2,6%, e un contemporaneo taglio delle stime di crescita allo 0,9%. La numero uno dell’Eurotower ha spiegato che le implicazioni a medio termine dipenderanno proprio dalla durata della guerra e da come l’aumento dei prezzi dell’energia – un impatto ormai sostanziale – si trasmetterà ai consumi e all’economia reale, ribadendo la necessità di interventi di bilancio nazionali “temporanei, mirati e proporzionati” per far fronte allo shock.

Villeroy: niente inerzia né reazioni eccessive

A rafforzare l’idea di una prossima stretta, pur nella cautela, sono arrivate le parole di François Villeroy de Galhau, governatore della Banque de France e membro influente del Consiglio direttivo. In un’intervista rilasciata al sito francese Boursorama, il banchiere ha chiarito la posizione del board: “Non si tratta né di inazione – non credo che questo sia il messaggio che abbiamo trasmesso ieri – né di una reazione eccessiva”. Villeroy ha sottolineato come l’istituto sia “pienamente impegnato a stabilizzare l’inflazione al nostro obiettivo di medio termine del 2%”, aggiungendo che, di fronte all’incertezza, “attendere oggi ci permetterà di vedere quale scenario si concretizzerà”. Pur invitando a non basare le decisioni di medio termine sulle fluttuazioni giornaliere del petrolio, ha confermato la piena capacità di agire “quanto necessario e quando necessario”, suggerendo anche l’eventualità di aggiornare gli scenari con una frequenza superiore a quella trimestrale a seconda dell’evoluzione del conflitto.

La posta in gioco tra inflazione e crescita

Il ragionamento sottostante alle previsioni di Barclays e alle aperture di Villeroy si inserisce in un equilibrio delicato. Da un lato, la necessità di reagire ai rischi al rialzo dei prezzi determinati dal caro energia – un rischio che la stessa Lagarde ha definito “sostanziale” – spinge verso un irrigidimento della politica monetaria. Dall’altro, le revisioni al ribasso della crescita impongono cautela per non aggravare le difficoltà dell’economia reale. La Bce, come ha ricordato la sua presidente, monitora la situazione “riunione per riunione” senza vincolarsi a un percorso predefinito. Tuttavia, la convergenza tra le simulazioni della banca d’affari e le dichiarazioni di chi siede al tavolo delle decisioni fa propendere per una ripresa del ciclo di rialzi già nella prossima primavera, con aprile e giugno che si configurano come gli snodi cruciali per testare la determinazione di Francoforte di fronte a uno scenario energetico e geopolitico in continua evoluzione.

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