Bce, l’allarme di Villeroy: «Incertezza globale altissima, pronti a un nuovo rialzo dei tassi»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’incertezza, che ormai da mesi avvolge le previsioni economiche e l’andamento delle Borse europee, ha raggiunto livelli tali da indurre François Villeroy de Galhau – governatore della Banque de France e membro di peso nel consiglio direttivo della Banca centrale europea – a dichiarare senza mezzi termini che, qualora le circostanze lo richiedessero, Francoforte non esiterebbe a intervenire nuovamente sul costo del denaro. Un’eventualità, quella di una stretta monetaria, che fino a poche settimane fa appariva remota agli occhi degli analisti, i quali invece si concentravano su altri fattori di rischio. Eppure, l’intersezione sempre più esplosiva tra conflitti armati – primo fra tutti la guerra in corso in Iran – e le strozzature commerciali che ne derivano, specialmente lungo le rotte strategiche del Golfo Persico, sta ridisegnando rapidamente la mappa dei pericoli per l’economia globale. Villeroy, con la consueta cautela ma anche con un realismo che non ammette giri di parole, ha voluto tracciare una rotta chiara: «L’incertezza globale è molto alta, ma siamo pronti ad agire se necessario».

Gas, inflazione e il prezzo pagato dall’Europa (non dagli Stati Uniti)

Mentre le cancellerie europee discutono di sanzioni e corridoi umanitari, i mercati finanziari hanno dovuto fare i conti con una verità scomoda: il vecchio continente, a differenza degli Stati Uniti dove Trump siede nuovamente alla Casa Bianca, paga un pegno ben più salato in termini di crescita e pressione sui prezzi. Basta guardare i dati emersi da un sondaggio condotto a febbraio da Bank of America (BofA) tra i grandi gestori internazionali; all’epoca, il rischio di un conflitto «geopolitico» veniva considerato pressoché marginale, segnalato solo dal 14% degli intervistati. Quel timore – viene da notare – era stato messo sullo stesso piano dei rischi legati al credito, dei quali si finge preoccupazione più a parole che nei fatti. Molto più alta, invece, l’attenzione verso un «disordinato rialzo dei rendimenti obbligazionari», proprio quando il rendimento del Treasury americano era in caduta libera, destinato a toccare il minimo del 3,95% pochi giorni dopo, trentacinque punti base in meno rispetto all’inizio di febbraio. Oggi, con le fiamme della guerra che si avvicinano alle infrastrutture energetiche, il costo del gas è tornato a impennarsi e con esso lo spettro di una super inflazione, che in Europa rischia di mordere con ben più violenza che oltreoceano.

Lagarde prepara i mercati: stretta se il conflitto si prolunga

La linea dura, per quanto condizionata, è stata ribadita anche dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, nel corso di un discorso pronunciato a Francoforte. La francese, con una mossa che ha sorpreso non pochi operatori, ha preparato i mercati all’idea di una stretta sui tassi di interesse qualora la guerra in Iran dovesse protrarsi nel tempo. Attenzione, però: Lagarde ha tenuto a precisare che una politica monetaria restrittiva non si renderebbe affatto necessaria – anzi, rischierebbe di arrivare in ritardo e di rivelarsi persino controproducente – se la durata del conflitto fosse limitata. Una condizionale, questa, che pesa come un macigno sulle speranze di una ripresa morbida, dal momento che le notizie dal fronte iraniano, lo ha ammesso lo stesso Villeroy, non sono certo delle migliori. Ecco perché, pur non avendo l’istituto di Francoforte alcun potere diretto sui prezzi del greggio – una precisazione doverosa, che il governatore della banca centrale francese ha voluto inserire in una recente intervista rilasciata a La Stampa –, la Bce si dice pronta a utilizzare l’unica leva a sua disposizione, quella dei tassi, per evitare che le aspettative inflazionistiche si radichino in modo permanente.

I mercati sbagliano? Villeroy invita alla calma (quasi)

Villeroy, che pur è formalmente dimissionario dal suo ruolo, continua a fare politica monetaria a mezzo stampa con la disinvoltura di chi conosce i dossier meglio di molti colleghi. E, in questa veste, si è spinto fino a suggerire che i mercati – sempre pronti a scommettere su una discesa dei tassi – potrebbero star sbagliando i loro calcoli. «È prematuro», ha spiegato il francese, «parlare di quando si potranno alzare i tassi di interesse», aggiungendo però subito dopo che la situazione al fronte non lascia spazio a facili ottimismi. Tradotto: chi spera in un rapido ritorno alla normalità monetaria farebbe meglio a riconsiderare le proprie posizioni. Nessuna decisione è stata presa, sia chiaro, e lo stesso Villeroy ha ricordato che l’andamento del costo del denaro dipenderà dai dati che arriveranno nei prossimi mesi, in primis quelli sull’inflazione di fondo. Ma il messaggio, per quanto calibrato, è inequivocabile: la Bce non ha paura di alzare i tassi in piena guerra, se questo servirà a tenere sotto controllo una spirale dei prezzi che, in Europa, rischia di diventare molto più veloce e pericolosa che altrove.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.