Rapina al Toys Center di Reggio Calabria, il colpo da 45mila euro e la fuga con lo scooter rubato: due arresti dopo tre mesi di indagini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono stati condotti presso la casa circondariale di Reggio Calabria i due soggetti destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, su richiesta della Procura della Repubblica, dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale cittadino. L'accusa, per entrambi, è di essere gli autori della rapina a mano armata consumata lo scorso 22 dicembre 2025 ai danni del negozio di giocattoli Toys Center, situato in via De Nava, un'arteria trafficata del capoluogo calabrese. Gli agenti della Squadra mobile, ed in particolare gli investigatori della IV sezione, hanno dato esecuzione al provvedimento lo scorso 11 marzo 2026, al termine di una complessa attività investigativa che ha permesso di ricostruire nel dettaglio la dinamica di quanto accaduto circa tre mesi prima, riuscendo a risalire all'identità dei presunti rapinatori, entrambi originari e residenti nella città dello Stretto.

Quel giorno, come ricostruito dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza e dagli approfondimenti tecnici, i due individui, con il volto coperto da passamontagna, avevano raggiunto l'esercizio commerciale a bordo di uno scooter risultato essere oggetto di furto. Gli investigatori hanno appurato che anche la targa applicata al motociclo, associabile ad un altro veicolo, era di provenienza illecita, un espediente questo, utilizzato per depistare eventuali tracciamenti. Una volta all'interno del negozio, i malviventi avevano estratto una pistola, minacciando i dipendenti presenti per costringerli ad aprire la cassaforte, e dopo essersi impossessati del denaro contante custodito al suo interno, per un ammontare complessivo di circa 45.000 euro, avevano sottratto il telefono cellulare a una delle impiegate, un gesto che aveva il chiaro scopo di impedirle di lanciare l'allarme in tempo reale, guadagnando così preziosi minuti per la fuga, avvenuta sempre a bordo del medesimo scooter.

L'attività della Squadra mobile e il ruolo cruciale della videosorveglianza

Il lavoro degli inquirenti, costantemente coordinato dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, si è basato su molteplici binari investigativi. Fondamentale, nell'immediatezza del fatto, è stata l'acquisizione e la successiva analisi meticolosa dei filmati estratti dai sistemi di videosorveglianza non solo del punto vendita, ma anche di quelli pubblici e privati presenti lungo le vie limitrofe. Attraverso l'incrocio di questi elementi visivi, messi a sistema con i risultati di appostamenti, servizi di controllo dinamico del territorio e con gli accertamenti eseguiti dalla Polizia Scientifica, gli agenti sono riusciti a ricostruire i movimenti dei presunti autori sia nelle fasi antecedenti la rapina, sia lungo la via di fuga da loro percorsa dopo il colpo. Questa ricostruzione ha consentito di superare l'iniziale alone di anonimato garantito dall'uso del casco e dei passamontagna, portando all'identificazione dei due sospettati, ritenuti a vario Titolo coinvolti nell'organizzazione e nella materiale esecuzione della rapina.

Il recupero parziale del bottino e il quadro indiziario

Ulteriore riscontro alle ipotesi investigative è giunto proprio in fase di esecuzione della misura cautelare. Nel corso della perquisizione, condotta contestualmente all'arresto, gli agenti della Mobile hanno infatti rinvenuto una parte del denaro contante provento della rapina nella diretta disponibilità di uno dei due indagati. Un elemento, questo, che gli inquirenti hanno considerato coerente con l'impianto accusatorio costruito nei mesi, contribuendo a delineare un quadro indiziario che il Gip ha valutato come grave, tanto da disporre la custodia in carcere. Secondo quanto emerso dalle indagini, l'azione criminosa sarebbe stata pianificata nei minimi dettagli, con una logistica pensata per massimizzare il bottino e ridurre i rischi di una immediata identificazione, come l'uso di un mezzo rubato e di targhe alterate dimostra.

La fase processuale e il prosieguo delle indagini

Il procedimento penale, come precisato dagli stessi ambienti investigativi, si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Nei confronti dei due soggetti arrestati, la legge impone la presunzione di non colpevolezza fino a che non intervenga, eventualmente, una sentenza definitiva di condanna. Gli inquirenti, nel frattempo, proseguono con il loro lavoro per approfondire ulteriori dettagli, sebbene l'esecuzione della misura cautelare rappresenti un momento di svolta significativo nelle indagini relative a un colpo che, per le modalità violente e l'entità del maltolto, aveva destato allarme in città.

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