Rapina a Roma, assalto con picconi e fumogeni alla gioielleria di Euroma2

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Attimi di terrore, quelli vissuti nella mattinata di lunedì 20 aprile all'interno del centro commerciale Euroma2, situato nel quadrante sud della Capitale, dove una banda composta da cinque malviventi – sebbene alcune testimonianze parlino inizialmente di quattro elementi – ha fatto irruzione in una gioielleria, armata di picconi e martelli, seminando il panico tra i pochi presenti a quell'ora. L'assalto, durato complessivamente non più di due minuti, si è consumato con una violenza inaudita ma calibrata: mentre uno dei componenti del gruppo teneva sotto scacco le due dipendenti del negozio, costrette a rifugiarsi in un angolo o a terra per evitare conseguenze peggiori, i complici hanno sfondato le vetrine protettive, impossessandosi del prezioso contenuto esposto sugli scaffali.

La dinamica fulminea del colpo e l’uso dissuasivo degli estintori

Secondo le prime ricostruzioni investigative, l’irruzione è avvenuta poco dopo le 10, quando il centro aveva aperto i battenti da appena un quarto d’ora; una finestra temporale precisa, studiata per cogliere impreparato il personale e sfruttare la bassa affluenza di pubblico, rendendo più difficile un intervento immediato delle forze dell’ordine. Una volta dentro, i rapinatori – che avevano il volto coperto da passamontagna – non si sono limitati a saccheggiare: hanno acceso fumogeni e azionato un estintore, creando una cortina di fumo artificiale che, se da un lato alimentava il caos tra i passanti, dall’altro serviva a coprire la loro fuga, impedendo ai sistemi di videosorveglianza e ai testimoni di cogliere dettagli utili sui loro lineamenti o sui mezzi di fuga. Un dipendente di un bar adiacente, attratto dal rumore dei vetri in frantumi, ha raccontato di essere entrato nel negozio credendo che le commesse avessero bisogno di aiuto, trovandosi invece di fronte alla scena della rapina in atto, con i banditi intenti a riempire grossi sacchi neri di refurtiva.

L’entità del bottino e le indagini in corso

Al momento, la quantificazione esatta del valore dei gioielli sottratti resta un’incognita, così come l’identità dei fuggitivi che sono riusciti a dileguarsi prima che la vigilanza privata e le Volanti della polizia potessero organizzare un blocco efficace. Gli investigatori stanno setacciando le immagini registrate dai circuiti di videosorveglianza interni ed esterni alla struttura; al vaglio degli inquirenti ci sono in particolare le sequenze relative ai parcheggi e agli accessi laterali, zone dove i malviventi avrebbero potuto parcheggiare l’auto utilizzata per l’allontanamento – probabilmente una berlina scura, segnalata da alcuni testimoni lungo via Cristoforo Colombo in direzione San Paolo. Sebbene i rilievi tecnici eseguiti dalla polizia scientifica all’interno della gioielleria non abbiano ancora restituito tracce biologiche determinanti per risalire ai responsabili, gli inquirenti stanno lavorando per incrociare i fotogrammi delle telecamere pubbliche e private con i dati telefonici relativi all’area nella fascia oraria del colpo.

La scena della rapina e la condizione dei dipendenti

All’interno del negozio, come confermano le drammatiche immagini diffuse successivamente, le due addette alle vendite sono state costrette a rimanere immobilizzate a terra durante tutta la durata del saccheggio; una condizione di soggezione che, agli occhi della magistratura, potrebbe costituire un’aggravante specifica, dato l’uso della violenza psicologica e della minaccia rappresentata dagli arnesi da scasso. Nessuna delle due lavoratrici ha comunque riportato ferite fisiche, sebbene sia stato necessario l’intervento di un supporto psicologico per gestire lo stato di shock conseguente all’irruzione. I malviventi, dopo aver raso al suolo il contenuto delle vetrine, sono fuggiti a piedi lungo le corsie del centro commerciale prima di imboccare le scale mobili e sparire all’esterno; un testimone ha dichiarato di aver notato due uomini incappucciati a bordo di un’auto nei pressi di una rampa d’accesso secondaria, probabilmente in attesa dei complici per facilitare l’abbandono della zona.

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