Roma, assalto da film alla gioielleria di Euroma 2: il commando ha colpito in 80 secondi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ottanta secondi. Una manciata di istanti, scanditi dall’orologio delle telecamere di sorveglianza, sono bastati ai cinque rapinatori – che hanno fatto irruzione nella mattinata di lunedì 20 aprile all’interno del centro commerciale Euroma 2 – per mandare in frantumi le vetrine di una gioielleria e fuggire con un bottino che, secondo le prime stime dei carabinieri impegnati nelle indagini, supera abbondantemente i centomila euro. L’azione del commando, ripresa in alta definizione dagli impianti di videosorveglianza del locale, restituisce la sequenza tipica di un action movie: i banditi a volto coperto che entrano dalla porta principale, le due commesse che si accovacciano terrorizzate a terra e i picconi che si abbattono con violenza sui cristalli blindati. Nel giro di pochissimi secondi, gli espositori sono stati letteralmente ripuliti dei loro contenuti più preziosi, compresi orologi e oggetti in oro che erano custoditi nelle cassette di sicurezza.

La dinamica dell’assalto e le tecniche da professionisti

L’orologio segnava le 10:00 quando il gruppo – composto da almeno cinque elementi vestiti con tute scure e passamontagna – ha fatto irruzione nel punto vendita situato al primo piano della struttura. Mentre uno di loro, armato presumibilmente di una pistola, teneva sotto controllo il personale costringendolo a rimanere disteso a terra, i complici hanno iniziato a devastare le teche con martelli e picconi. A rendere ancora più confusionaria la scena, e a rallentare un eventuale intervento esterno, è stata l’immediata attivazione di alcuni fumogeni e di un estintore: una densa cortina bianca si è alzata tra gli scaffali, impedendo ai presenti di vedere i dettagli della fuga e bloccando la visuale delle telecamere di sicurezza per alcuni secondi cruciali. La rapidità dell’esecuzione, come sottolineano gli investigatori che stanno analizzando i filmati, lascia presupporre che i malviventi avessero già effettuato diversi sopralluoghi nei giorni precedenti, studiando i tempi di reazione della vigilanza privata e i movimenti all’interno della galleria commerciale.

L’inutile allarme e la fuga lungo la Colombo

Nonostante l’allarme sia scattato immediatamente – attivato dalle stesse commesse non appena hanno visto i primi vetri infrangersi – quando le guardie giurate sono arrivate sul posto, dei cinque rapinatori non c’era ormai più traccia. La banda, utilizzando la confusione generata dai dispositivi antirapina, è riuscita ad aprirsi un varco tra i passanti in preda al panico e a raggiungere l’uscita del parcheggio. Qui, come ricostruito dalla polizia, li attendevano almeno due complici a bordo di auto potenti, pronte per la fuga. Un tentativo di intercettazione da parte di una Volante della polizia, avvenuto pochi minuti dopo il colpo lungo la via Cristoforo Colombo in direzione San Paolo, è fallito a causa dell’astuzia dei malviventi: questi, accortisi della scia degli agenti, hanno azionato nuovamente un estintore all’interno dell’abitacolo dell’auto (una Audi RS3 di colore grigio), creando una nube di fumo talmente densa da oscurare completamente la visuale sulla carreggiata e consentire loro di deviare verso le vie laterali, sparendo nel nulla.

Le indagini della scientifica e il profilo della banda

Gli uomini del commissariato Esposizione e l’Antirapina hanno avviato fin da subito una caccia serrata ai fuggitivi, coordinando i rilievi della polizia Scientifica all’interno della gioielleria messa a soqquadro. I tecnici hanno passato al setaccio le schegge di vetro e i manici degli attrezzi abbandonati – se mai ve ne fossero – alla ricerca di tracce biologiche che possano ricondurre ai membri del commando, sebbene l’uso di guanti e tute protettive abbia reso vani molti di questi tentativi nei primi sopralluoghi. Il modus operandi, caratterizzato da una violenza inaudita ma calibrata al millimetro e dall’uso di diversivi quali i fumogeni, non è comune per la criminalità capitolina e suggerisce l’ipotesi che si tratti di una “batteria” di professionisti del colpo, probabilmente provenienti anche da altre regioni, specializzata in rapine lampo nei luoghi affollati. Al momento, il valore esatto della refurtiva è ancora in fase di quantificazione da parte dei titolari dell’esercizio commerciale, ma i danni alle strutture e il numero di cassetti vuoti trovati dagli inquirenti confermano l’entità consistente del bottino.

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