Rapina a Euroma2, il commando in azione per due minuti: bottino in gioielleria e caccia ai fuggitivi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La quiete del lunedì mattina, quella che solitamente accompagna la lenta apertura dei centri commerciali, è stata spezzata poco dopo le dieci da un boato sordo e dal frastuono di vetri in frantumi. All’interno del centro commerciale Euroma2, situato nel quartiere Eur a Roma, un commando di almeno cinque uomini – anche se le testimonianze parlano di una forza composta da cinque a sei elementi – ha fatto irruzione in una gioielleria situata al primo piano, seminando il panico tra dipendenti e primi avventori. Armati di pistole, picconi e martelli, i malviventi, vestiti con tute nere e volto coperto da passamontagna, hanno agito con una ferocia calcolata e una tempistica degna di un commando militare, riuscendo a dileguarsi con un bottino che gli investigatori stanno ancora quantificando.

La dinamica del blitz: ostaggi, lacrimogeni e due minuti di terrore

Secondo una prima ricostruzione basata sui racconti dei testimoni oculari, tra cui commessi di negozi limitrofi, l’assalto è stato fulmineo. Mentre uno dei banditi teneva sotto tiro l’addetto alle vendite e i presenti – che sono stati per alcuni istanti presi in ostaggio – i complici hanno iniziato a devastare le vetrine. Per coprire la loro fuga e disorientare la sicurezza, i rapinatori hanno utilizzato estintori e fatto scoppiare fumogeni, creando una coltre di gas irritante che ha invaso il corridoio centrale. Una commessa, che ha raccontato di aver avuto gli occhi lacrimanti e la gola in fiamme, ha inizialmente temuto un attentato, ignara che si trattasse di un colpo studiato nei minimi dettagli. L’intera operazione, dalla rottura dei cristalli all’uscita dal perimetro del centro, è durata appena due minuti, un lasso di tempo sufficiente a caricare i borsoni con orologi e preziosi prima che scattasse la procedura di blocco totale.

L’analisi delle immagini e le indagini in corso

Quando le volanti della Polizia sono giunte sul posto, i rapinatori erano già spariti, probabilmente a bordo di un’auto di grossa cilindrata (forse rubata) che li attendeva fuori dagli ingressi. La Scientifica ha lavorato per ore all’interno della gioielleria, passando al setaccio le schegge di vetro e i residui dei picconi, mentre gli investigatori della squadra mobile si sono immediatamente concentrati sui filmati del sistema di videosorveglianza. Ogni fotogramma delle telecamere interne al centro commerciale e quelle posizionate lungo le vie di fuga viene vagliato per tracciare il percorso esatto della banda, nella speranza di catturare un dettaglio, un’imperfezione nei loro movimenti o il volto di un eventuale palo che li aspettava all’esterno.

Il difficile calcolo del valore refurtiva

Uno degli aspetti su cui gli inquirenti stanno cercando di fare luce riguarda l’entità esatta della refurtiva. I banditi hanno agito con una violenza tale da spaccare gli espositori più protetti, ma hanno anche costretto il personale ad aprire le vetrine laterali, dove erano custoditi pezzi unici. A causare il ritardo nella quantificazione ufficiale è la natura stessa della merce: orologi di lusso e gioielli, la cui provenienza e il cui valore di mercato richiedono verifiche approfondite da parte dei proprietari. Non si esclude che, nelle prossime ore, emergano cifre ben più alte delle prime stime fornite in via cautelativa.

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