L’ennesima giovane promessa dello sport falciata sulla strada, il dolore del papà di Sara Piffer e l’appello della politica
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Redazione Interno
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La morte di Adele Cobelli, la quattordicenne talentuosa della mountain bike travolta da un’auto sabato a Pressano, nel comune di Lavis, ha scosso l’intero Trentino. E a riaprire la ferita, profonda e mai rimarginata, è il ricordo di un altro dramma che solo un anno e mezzo fa aveva segnato le stesse strade, quelle dove i giovani atleti si allenano quotidianamente, esponendosi a un rischio che si vorrebbe non esistesse.
Il papà di Sara Piffer, la diciannovenne ciclista di Palù di Giovo investita mortalmente il 14 gennaio 2025 mentre pedalava con il fratello sulle strade di Mezzocorona, ha voluto incontrare i genitori di Adele, un gesto che va oltre le parole. Perché il dolore, quando colpisce un figlio, è una lingua che si comprende solo dopo averla parlata.
Il gesto del papà di Sara e la ferita che si riapre
Lorenzo Piffer, papà di Sara, lo ha detto senza giri di parole: quando ha appreso la notizia della scomparsa di Adele Cobelli, è stato come se il tempo fosse tornato indietro e la sua stessa angoscia si fosse riproposta, identica e insopportabile. «È stato come riaprire una ferita dolorosissima e provare di nuovo lo stesso dolore di quando il medesimo destino era toccato a mia figlia», ha raccontato, descrivendo l’impulso immediato che lo ha spinto a cercare i genitori di Adele per stringerli, per offrire loro quella vicinanza che solo chi ha attraversato l’inferno può realmente comprendere.
Sara Piffer, diciannovenne di grande talento, era stata investita mentre si allenava insieme al fratello Christian; e ora, quella stessa dinamica, quella stessa assurda fatalità, si ripete con un’altra ragazza, più giovane ancora, quasi una bambina con la bici e il sogno di pedalare sempre più forte.
Un’altra stella del ciclismo trentino spenta troppo presto
Adele Cobelli aveva quattordici anni, un’età in cui la vita è tutta davanti e la strada, per chi ama il ciclismo, è un’amica che sale e che regala fatica e soddisfazione. Ivan Degasperi, ex ciclista professionista e fondatore dell’Asd Bike Movement Trentino Erbe, la società per cui la ragazza correva, l’ha descritta con un misto di ammirazione e sgomento: «Adele era piccolina, timida, ma determinata e voleva sempre migliorarsi. Era felice quando la strada saliva: andava forte e non aveva paura di far fatica. Siamo distrutti».
Era nata a dicembre e, come spesso accade in queste categorie giovanili, si trovava ad affrontare avversarie di quasi un anno più grandi, un divario che però non le impediva di distinguersi per grinta e dedizione. Una promessa del mountain bike, una di quelle atlete che fanno sognare gli allenatori e che portano avanti il nome di una terra, il Trentino, che di tradizione ciclistica ha fatto un vanto.
La politica e l’appello per la sicurezza stradale
A spezzare il silenzio e a raccogliere il grido di dolore che arriva dalle famiglie e dal mondo dello sport è stata anche la politica, con l’intervento della senatrice del Partito Democratico che ha voluto esprimere la propria vicinanza alla famiglia Cobelli e all’intera comunità. «Mi unisco, profondamente commossa, al cordoglio della comunità trentina e delle istituzioni alla famiglia di Alice Cobelli – ha dichiarato in una nota – per il tragico incidente che gliel’ha portata via».
Un riferimento, il suo, che ha accomunato due tragedie lontane nel tempo ma speculari nella loro crudezza: «Come Sara lo scorso anno – ha proseguito – due giovani promesse dello sport trentino, due piccole stelle falciate sulla strada mentre si allenavano. Due famiglie unite dal dolore». Un appello, quello della senatrice, che punta dritto al tema della prevenzione e della messa in sicurezza di quelle arterie stradali che troppo spesso diventano teatri di lutti evitabili.
La dinamica e l’indagine della Procura
L’incidente, avvenuto sabato a Pressano, è ora al centro dell’attenzione della Procura, che dovrà chiarire ogni aspetto della dinamica. Non sono ancora stati diffusi i nomi dell’automobilista coinvolto né le eventuali contestazioni, mentre gli inquirenti stanno cercando di ricostruire l’esatta sequenza dei fatti, ascoltando testimoni e acquisendo filmati delle telecamere di sorveglianza della zona.
Le strade della Valle dell’Adige, come quelle che circondano i paesi di Lavis, Mezzocorona e Palù di Giovo, sono percorse quotidianamente da decine di atleti e amatori, che si allenano in mezzo al traffico, spesso su percorsi privi di piste ciclabili o di spazi protetti. Una situazione di rischio che, negli ultimi anni, ha acceso il dibattito sulla necessità di interventi strutturali, anche se le promesse si sono spesso scontrate con la lentezza della burocrazia e la scarsità di risorse.
Il ricordo di due esistenze spezzate
Il gesto di Lorenzo Piffer, che ha scelto di incontrare i genitori di Adele nonostante il suo stesso dolore fosse ancora così vivo, è il segno più tangibile di una solidarietà che supera ogni divisione. «Ieri pomeriggio, appena ho avuto la notizia, è stata come riaprire la ferita mai chiusa di Sara», ha detto, e quelle parole pesano come macigni. Il pensiero è andato subito ai genitori, a quei volti segnati dalla notizia che hanno capito, perché lui quel momento lo rivive ogni giorno. «È un dolore che ti lacera dentro, la perdita di un figlio è una cosa che è innaturale».
E mentre il Trentino si stringe attorno alle due famiglie, la speranza di chi resta è che il ricordo di Sara e Adele possa servire a qualcosa di più di una semplice commemorazione. Che possa essere il monito per trasformare quelle strade, oggi pericolose, in luoghi dove lo sport e la vita possano finalmente convivere senza che l’una debba fare i conti con l’altro.




