Il dolore di Lavis per Adele Cobelli, l'arcivescovo Tisi: «Senza parole davanti all'ennesima tragedia della strada»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Ancora una volta siamo lacerati dall'ennesima tragedia della strada che colpisce una giovanissima sportiva. La morte di Adele, a soli quattordici anni, ci ferisce profondamente e ci lascia senza parole». Con queste parole l’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, ha espresso il cordoglio della diocesi per la scomparsa di Adele Cobelli, la giovane ciclista di appena quattordici anni travolta e uccisa sabato scorso a Pressano mentre si stava allenando in bicicletta.

Un incidente che ha scosso l'intera comunità della Valle dell'Adige, riportando alla memoria il dramma analogo che solo un anno fa aveva colpito un'altra promessa del pedale trentino.

La dinamica dell'incidente e il lutto cittadino

Il tragico schianto si è verificato lungo le strade di Pressano, quando un'automobile ha invaso la corsia di marcia opposta, travolgendo la giovanissima atleta che procedeva regolarmente con la sua bicicletta. Non c'è stato nulla da fare per Adele, il cui corpo è rimasto esanime sull'asfalto nonostante i tentativi di soccorso. Oggi, nella giornata dei funerali, il Comune di Lavis ha proclamato il lutto cittadino, con le serrande degli esercizi commerciali che rimarranno abbassate nell'area circostante la chiesa parrocchiale in segno di rispetto e partecipazione al dolore della famiglia Cobelli.

La cerimonia funebre è fissata per le ore 16, mentre ieri sera il santo rosario ha già offerto un primo momento di preghiera collettiva.

Una folla commossa e la presenza della famiglia di Sara Piffer

La chiesa di Lavis, ieri sera, si è rivelata troppo piccola per contenere la folla accorsa per il rosario in ricordo di Adele; centinaia di persone hanno voluto stringersi attorno ai genitori e agli affetti più cari della ragazza, trasformando quella che di consueto è una cerimonia raccolta e intima in un'abbraccio corale e doloroso.

Tra i presenti, a testimonianza di un legame profondo e tragico che unisce due famiglie segnate dallo stesso lutto, c'erano anche i genitori di Sara Piffer, la ciclista diciannovenne che lo scorso anno perse la vita in circostanze quasi identiche, travolta da un'auto mentre si allenava. La vicinanza tra le due famiglie, unite da un destino crudele, ha reso l'atmosfera ancora più carica di commozione e di un dolore che non trova spiegazione.

«Sei stata il dono più prezioso», il ricordo della famiglia

La famiglia Cobelli, attraverso un messaggio che ha commosso i presenti durante le celebrazioni, ha voluto ricordare Adele con parole di straordinaria intensità: «Sei stata il dono più prezioso». Un'affermazione che racchiude l'amore e la gratitudine per i quattordici anni trascorsi insieme, nonostante l'immane dolore per una vita spezzata troppo presto sull'asfalto.

Le indagini sull'incidente sono attualmente in corso da parte delle forze dell'ordine, che stanno cercando di ricostruire con precisione la dinamica dell'investimento per accertare eventuali responsabilità; gli inquirenti hanno già acquisito i rilievi del luogo e stanno ascoltando i testimoni per chiarire l'esatta sequenza dei fatti che ha portato alla tragedia.

L'ennesima giovane vita spezzata sulla strada

La morte di Adele Cobelli si inserisce in una scia di tragedie che hanno colpito il mondo del ciclismo giovanile trentino, sollevando interrogativi sulla sicurezza delle strade percorse dagli atleti durante gli allenamenti. L'arcivescovo Tisi, nel suo messaggio, ha fatto riferimento proprio alla recidività di questi eventi drammatici, parlando di "ennesima tragedia" e sottolineando lo smarrimento di fronte a una perdita così prematura.

La comunità di Lavis, oggi, si ferma per dare l'ultimo saluto alla giovane ciclista, mentre la procura continua a seguire il caso per fare luce su quanto accaduto sabato a Pressano, in un clima di profondo cordoglio che ha unito l'intera provincia di Trento nel ricordo di una ragazza la cui vita è stata tragicamente interrotta mentre faceva ciò che amava di più.

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