Francesco De Gregori, il “non schierarsi” come reato nell’epoca del pensiero unico

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un’aria strana, in certi salotti del mondo dello spettacolo e dell’informazione radical chic: quella di chi guarda con sospetto chi non ripete a pappagallo gli slogan del momento.

In questo clima, una figura imponente come Francesco De Gregori – che molti ricordano seduto a quel lontano pranzo torinese dalla famiglia Berlanda, ascoltando le parole pacate ma fermissime di Italo Calvino – si è trovato al centro di un’accusa paradossale. corriere +3

Il grande scrittore, con quella distanza intellettuale che De Gregori stesso riconosceva come incolmabile, gli rimproverò un tempo l’“eccesso di militanza”, sostenendo che l’impegno politico più alto consistesse semplicemente nel «scrivere il meglio possibile».

Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, il cantautore romano paga il prezzo di aver ascoltato quella lezione, finendo nel mirino per un nuovo, immaginario, reato: quello di non volersi schierare. ilmessaggero +3

La colpa di pensare con la propria testa

A De Gregori, nelle ultime settimane, è stata contestata una colpa apparentemente imperdonabile: quella di aver rivendicato il diritto a non trasformarsi in un commentatore politico a gettone continuo, chiamato a pronunciarsi con la stessa urgenza su ogni crisi internazionale, su ogni guerra o su ogni tema divisivo dell’attualità.

È il nuovo reato non scritto che sembra prendere piede: non aderire alla causa del momento. corriere +3

Il cantautore, con la sua consueta schiettezza, ha ricordato a tutti che si può essere profondamente ancorati a certi valori di libertà e giustizia sociale – come dimostra del resto tutta la sua carriera – senza per questo dover urlare il proprio credo in ogni circostanza.

Ha scelto, invece, la strada indicata da Calvino: concentrarsi sul fare bene il proprio mestiere. Una scelta, la sua, che sa di libertà e che stride violentemente con i riflessi pavloviani di chi usa il timbro rovente per marchiare come traditori chiunque non segua la linea. cremonaoggi +3

La saggezza del dubbio e la complessità del reale

La citazione del celebre verso di Walt Whitman, tratto da Foglie d’erba – «Sono vasto, contengo moltitudini» – è la chiave per comprendere il pensiero di De Gregori. Contenere moltitudini, avere il piacere e la libertà del dubbio, convivere con la complessità: non sono queste, quasi antropologicamente, le sfide più autentiche del nostro tempo?

L’artista, invece di adeguarsi al coro unico, ha rivendicato per sé la possibilità di restare umano, cioè contraddittorio e sfumato, lontano dalle tifoserie da stadio che infestano il dibattito pubblico. corriere +3

Non si tratta di disimpegno, ma di una forma più alta di impegno: quella di chi sa che la realtà è troppo complessa per essere racchiusa in uno slogan. Una lezione, questa, che molti dovrebbero rispolverare, specialmente quelli che vorrebbero trasformare ogni artista in un portavoce obbligato delle loro ragioni. corriere +3

La risposta musicale: il progetto “Nevergreen”

E mentre infuriava la polemica su cosa un artista debba o non debba dire, De Gregori ha risposto nel modo che conosce meglio: con la musica. Il film “Nevergreen”, ora finalmente in tv, è un sunto dello spettacolo che il cantautore ha tenuto per una ventina di date l’anno scorso a Milano, al Teatro Out Off.

Uno spettacolo che coniuga musica e immagini in una riscoperta del suo vastissimo catalogo, e che qualcuno – magari con un po’ di supponenza – potrebbe definire “minore”. sky +3

Il progetto, dedicato alle canzoni che non sono arrivate ai vertici del successo, riprenderà a fine ottobre a Roma al Teatro Sala Umberto.

Con questo gesto, quasi una dichiarazione di intenti, De Gregori celebra proprio quella parte della sua produzione che la massa ha trascurato, dimostrando che la bellezza e la sensibilità non abitano solo le classifiche.

Un modo, neanche tanto velato, per ribadire che il valore di un’idea o di un’arte non si misura dal numero di consensi che riceve, ma dalla sua capacità di resistere al tempo e alla moda. larena +3

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