Trump avverte Hamas: "I nostri alleati pronti a raddrizzare il gruppo"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un post pubblicato su Truth Social, il presidente americano Donald Trump ha lanciato un monito diretto a Hamas, affermando che numerosi alleati degli Stati Uniti sarebbero disposti a intervenire militarmente a Gaza qualora il gruppo palestinese violasse i termini dell’accordo di pace recentemente siglato. “Molti dei nostri ora grandi alleati in Medio Oriente e nelle aree circostanti”, ha scritto Trump, “mi hanno esplicitamente e fermamente informato, con grande entusiasmo, che avrebbero accolto con favore l’opportunità, su mia richiesta, di entrare a Gaza con una forza pesante e ‘raddrizzare il nostro Hamas’”. La dichiarazione, che non specifica l’identità di questi partner strategici, delinea una posizione di forte pressione, basata su una cooperazione regionale che il presidente definisce entusiasta e pronta a trasformarsi in un’azione concreta per contrastare eventuali atti di violenza finalizzati a mantenere il potere.

La risposta di Hamas attraverso la voce del suo negoziatore

Dall’altra parte, il leader e capo negoziatore di Hamas, Khalil al-Hayya, ha fornito una lettura diametralmente opposta della situazione, trasmettendo ottimismo sulla solidità del cessate il fuoco. In un’intervista concessa ad Al-Qahera News, ha espresso piena fiducia nel fatto che la guerra a Gaza sia ormai conclusa, assicurando che il movimento è “pienamente impegnato a rispettare l’accordo”. Hayya ha sottolineato come la determinazione del gruppo e gli sforzi diplomatici internazionali costituiscano, nel loro insieme, una garanzia sufficiente affinché l’intesa non solo venga rispettata ma possa anche durare nel tempo, aggiungendo che “sopravviverà perché vogliamo che abbia successo”.

Il processo di restituzione dei corpi degli ostaggi

Nel quadro degli impegni previsti dall’accordo, le Brigate Ezzedine al-Qassam, l’ala armata di Hamas, hanno annunciato l’imminente consegna di ulteriori due corpi di prigionieri israeliani, riesumati proprio oggi nella Striscia. La restituzione, programmata per le ore serali, porta a tredici il numero totale dei corpi riconsegnati, su un impegno complessivo che ne prevede ventotto. Questo processo, sebbene lento e doloroso, rappresenta uno degli aspetti pratici più concreti dell’intesa, mostrandone al tempo stesso i progressi e le fragilità, mentre la situazione umanitaria a Gaza, con il lento stillicidio degli aiuti che arrivano attraverso i pochi camion, rimane critica.

Lo scenario di una pressione militare costante

Le parole di Trump, che riecheggiano la retorica della deterrenza, costruiscono uno scenario in cui la minaccia di un intervento esterno pesa costantemente sulle azioni del gruppo. L’ipotesi di un ingresso forzato di “una forza massiccia” a Gaza, per “mettere in riga” Hamas, delinea una strategia di sicurezza che si appoggia sulla volontà di attori regionali, i quali, secondo la ricostruzione del presidente, agirebbero su sua diretta richiesta. Questo elemento, unito alle rassicurazioni di Hayya, crea un delicato equilibrio, dove la posta in gioco è l’effettiva capacità di un accordo di reggere non solo sulla carta ma anche di fronte a possibili violazioni e alle reazioni che queste potrebbero innescare.

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