Crisi dei chip Nexperia, l'allarme dell'auto europea e le pressioni sulla Ue
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Redazione Economia
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L'industria automobilistica europea, che già da tempo naviga in acque agitate a causa delle tensioni geopolitiche, si trova ora a dover fronteggiare un'emergenza più stringente e immediata, quella dei microchip. La crisi, che ha un nome preciso, Nexperia, sta infatti assumendo contorni sempre più definiti e preoccupanti, spingendo diversi costruttori a fare i conti con scorte che si assottigliano rapidamente. La situazione, come ha sottolineato l'associazione europea dei produttori Acea, diventa di ora in ora più grave, trasformando un problema di approvvigionamento in una concreta minaccia per le linee di produzione. Pochi casi, del resto, dimostrano meglio di questo come il Vecchio Continente sia sempre più schiacciato nella rivalità tecnologica che oppone Stati Uniti e Cina, una competizione i cui effetti si ripercuotono direttamente sull'economia reale. L'incontro tra i leader delle due superpotenze, sebbene sia stato descritto in termini positivi, non sembra aver ancora sciolto i nodi che affliggono una filiera già estremamente fragile.
Le conseguenze nelle fabbriche tedesche
I primi segnali tangibili della tempesta perfetta si sono già materializzati in Germania, cuore produttivo del settore. Volkswagen, il colosso di Wolfsburg, ha valutato seriamente l'ipotesi di un fermo alla linea dedicata alla Golf, uno dei suoi modelli storici, proprio a causa dell'indisponibilità dei chip prodotti da Nexperia. Secondo quanto trapelato, la direzione avrebbe avvertito internamente che restano ormai pochi giorni di autonomia prima che la mancanza di quei componenti fondamentali costringa a prendere decisioni irrevocabili. D'altronde, la complessità delle supply chain moderne rende ogni interruzione, per quanto localizzata, un evento capace di innescare reazioni a catena difficilmente controllabili.
La posizione di Nissan e l'appello di Urso
Anche Nissan, sebbene con un margine leggermente più ampio, conferma il quadro generale di forte criticità. La casa automobilistica nipponica ha infatti affermato di possedere scorte sufficienti per portare avanti la produzione, senza intoppi, soltanto fino alla prima settimana di novembre, una finestra temporale che si sta chiudendo inesorabilmente. Oltre le Alpi, intanto, le istituzioni iniziano a mobilitarsi. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, durante una visita a Milano, ha lanciato un appello diretto e perentorio alla Commissione Europea. «Deve agire subito», ha dichiarato Urso, evidenziando la necessità di scelte politiche industriali che non possono essere ulteriormente rimandate oltre il mese di dicembre. «Non c'è più tempo da perdere», ha aggiunto, definendo l'allarme di Acea come estremamente significativo e in grado di portare, di fatto, alla sospensione della produzione di auto.
La dipendenza strategica e la sfida della sovranità
Ciò che emerge con chiarezza dalla vicenda Nexperia è la profonda dipendenza dell'Europa da attori esterni per una tecnologia ormai irrinunciabile, una vulnerabilità che mette a rischio la cosiddetta sovranità dei chip. La posta in gioco, quindi, non è soltanto la continuità produttiva del settore automotive nel breve termine, ma la capacità del sistema industriale europeo di mantenere un ruolo autonomo in uno scenario globale sempre più polarizzato. La crisi di approvvigionamento, in definitiva, agisce da potente catalizzatore, costringendo a riflettere su una transizione che non può essere soltanto energetica o digitale, ma che deve necessariamente passare per una ricalibratura delle catene del valore.




