Dior, l’alta moda diventa scultura: Anderson omaggia Lynda Benglis a Parigi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Jonathan Anderson trasforma l’haute couture in un’esperienza scultorea. Per la collezione autunno inverno 2026-2027, presentata nel corso della settimana dell’Alta Moda parigina, il direttore creativo di Dior ha scelto di confrontarsi con il linguaggio plastico di Lynda Benglis, scultrice americana nota per le sue opere che sfidano la gravità e la rigidità dei materiali.
Ne è nata una sfilata che, più che vestire, modella il corpo, avvolgendolo in architetture di tessuto dove il plissé diventa rilievo e il fiocco si trasforma in un elemento strutturale, quasi un sigillo materico applicato su abiti che sembrano sospesi tra la statica della scultura e il movimento della danza.
Un giardino senza confini e lo sguardo dipinto di verde
La location, un giardino lussureggiante e volutamente senza coordinate geografiche precise, ha fatto da sfondo a un'atmosfera rarefatta, dove i colori tenui – dal giallo al verde, declinati in trasparenze luminose – hanno giocato un ruolo centrale. Non solo negli abiti, ma anche nella beauty routine delle modelle, curata da Peter Philips, direttore della creazione e dell’immagine del make-up Dior.
Il trucco, pensato per valorizzare lo sguardo senza appesantirlo, ha anticipato una delle tendenze più riconoscibili del prossimo inverno: il verde, declinato in tonalità smeraldo e acquatiche, è stato steso come una velatura leggera, quasi un filtro pittorico, che dialogava con le superfici iridescenti dei tessuti e la struttura vaporosa dei volumi.
Il remix di Fred Again come colonna sonora del campionamento sartoriale
A scandire il ritmo della sfilata è stata la musica del produttore britannico Fred Again, che ha rielaborato brani noti attraverso la tecnica del campionamento e del remix. Un'accostamento che non è casuale, perché rispecchia alla perfezione il metodo di Anderson: prendere elementi del patrimonio Dior – tagli, silhouette, volumi storici – e riproporli in un contesto inaspettato, come si fa con un sample musicale.
Il risultato è una collezione che gioca con gli anacronismi, dove un abito ispirato agli anni Cinquanta può convivere con un plissé asimmetrico o con una manica gonfiata, quasi barocca, senza che l'insieme perda di coerenza. La musicalità dello spettacolo, in questo senso, ha commentato lo spirito stesso del lavoro, fatto di stratificazioni e citazioni che non si limitano a replicare il passato, ma lo riattivano con energia contemporanea.
Il front row tra certezze e qualche passo falso
Come ormai consuetudine per gli show di Anderson, il front row era un tripudio di volti noti, tutti rigorosamente in Dior. Sabrina Carpenter ha catturato l'attenzione con un look che evocava atmosfere da cerimonia, quasi da sposa, mentre Deva Cassel ha puntato su un'eleganza raffinata e minimale, risultando tra le più applaudite per la scelta di un abito che giocava con la trasparenza senza mai risultare eccessivo. Più casual e rilassata, invece, la presenza di Ella Bright, che ha interpretato la griffe con disinvoltura.
Non è mancato, tuttavia, l'inevitabile confronto tra i look, con alcuni osservatori che hanno giudicato meno riuscito l'outfit di Alexa Chung, giudicato fuori sincrono rispetto allo spirito fluido e scultoreo della passerella. Al di là delle cronache del gossip, la sfilata ha confermato la capacità di Anderson di trasformare ogni evento Dior in un crocevia di arti visive, dove la moda è solo l'ultimo tassello di un discorso più ampio sulla forma e sulla materia.




