Fognini, l’ultimo ballo a Wimbledon tra lacrime e standing ovation
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Redazione Sport
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Fabio Fognini, che a 38 anni ha trasformato il suo addio al tennis in un’epopea da antologia, ha lasciato Wimbledon con gli occhi lucidi e il pubblico in piedi. Anche Carlos Alcaraz, il rivale di vent’anni più giovane, ha applaudito. Quella che doveva essere una passerella d’addio si è tramutata in una battaglia di cinque set, durata quasi cinque ore, in cui il ligure ha sfoggiato un tennis anarchico e visionario, capace di esasperare il numero due del mondo.
«Ho pianto negli spogliatoi, ho pianto molto, anche con mio figlio», ha confessato Fognini in conferenza stampa, mordendosi le mani in un gesto di frustrazione e insieme di orgoglio. Il match, perso solo al tie-break del quinto set, è stato un susseguirsi di colpi improbabili, di rovesci tagliati con sprezzante eleganza, di quel talento irriverente che ha sempre caratterizzato la sua carriera. Un talento che l’Italia ha spesso faticato a raccontare, divisa tra l’ammirazione per il suo genio e il fastidio per le sue esplosioni, le sue provocazioni, quelle parole pesanti – «quei maiali», «froci», «zingari» – che negli anni gli sono costate multe e polemiche.
Ma ieri, a Londra, non c’era spazio per i rimpianti. Solo per la leggerezza di chi non ha più niente da dimostrare. Fognini ha giocato come se danzasse, senza l’ansia del risultato, regalando al pubblico quello che sa fare meglio: stupire. E Alcaraz, pur vincendo, ha riconosciuto il valore di quell’ultimo, folgorante spettacolo.




