Nba, addio a Bob Pettit: il primo Mvp della storia aveva 93 anni
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Redazione Salute
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Il mondo del basket piange Bob Pettit, scomparso all'età di 93 anni nella sua casa di Metairie, in Louisiana. La notizia è stata diffusa dalla sua università, la Louisiana State University, che ha annunciato il decesso avvenuto mercoledì. La Basketball Hall of Fame, nella quale era stato inserito nel 1971, lo ha ricordato definendolo un "gigante del gioco", mentre la Nba ha sottolineato come Pettit abbia "alzato l'asticella dell'eccellenza" diventando il primo vincitore del premio di Most Valuable Player e il primo giocatore a superare la soglia dei 20.000 punti in carriera.
Il pioniere del ruolo di ala forte
Nato a Baton Rouge il 12 dicembre 1932, Pettit fu una figura di transizione nel basket americano, un lungo capace di giocare fronte a canestro quando la maggior parte dei pari ruolo si limitava a operare spalle alla porta. Con i suoi 206 centimetri, seppe coniugare eleganza e potenza, imponendosi come uno dei primi interpreti moderni del ruolo di power forward, una posizione che all'epoca non aveva ancora una definizione precisa nel vocabolario della pallacanestro.
La sua carriera alla Lsu fu straordinaria: guidò i Tigers al primo Final Four della loro storia nel 1953 e mantenne una media realizzativa che fece scuola, con 31.4 punti per partita nell'ultima stagione universitaria. Il suo numero 50 è stato il primo ritirato da qualsiasi sport all'università della Louisiana.
L'era dei Milwaukee e St. Louis Hawks
Scelto come seconda chiamata assoluta dai Milwaukee Hawks nel draft del 1954, Pettit conquistò immediatamente il titolo di Rookie of the Year, chiudendo la sua prima annata con 20.4 punti e 13.8 rimbalzi di media. La franchigia si trasferì a St. Louis l'anno successivo e fu lì che Pettit costruì la sua leggenda, disputando undici stagioni consecutive da All-Star, un record che testimonia una continuità di rendimento pressoché ineguagliata. Nel 1956 arrivò il primo riconoscimento come Mvp della lega, un premio appena istituito che portò a casa anche nel 1959.
In quattro occasioni fu nominato Mvp dell'All-Star Game, un primato che condivide ancora oggi con Kobe Bryant.
Il titolo del 1958 e i 50 punti nella decisiva
Il momento culminante della carriera di Pettit coincise con la finale del 1958 contro i Boston Celtics, la dinastia che in quegli anni dominava incontrastata la Nba. In Gara 6, con la serie sul 3-2 in favore degli Hawks, Pettit mise a segno 50 punti, trascinando i suoi alla vittoria per 110-109 e consegnando alla franchigia l'unico titolo della sua storia. Quella prestazione rimase il record assoluto per punti segnati in una partita di chiusura delle finali fino al 2021, quando Giannis Antetokounmpo eguagliò il primato.
Bill Russell, che lo affrontò in quelle sfide memorabili, lo descrisse come un giocatore capace di fare del "secondo sforzo" una parte integrante del vocabolario sportivo, elogiandone la capacità di lottare su ogni pallone e di emergere nei momenti di maggiore pressione.
L'eredità statistica e il record dei 20.000 punti
Pettit si ritirò al termine della stagione 1964-65, a soli 32 anni, complici i problemi a un ginocchio e un'opportunità nel settore bancario. Lasciò il parquet con una media carriera di 26.4 punti e 16.2 rimbalzi, numeri che lo collocano tra i giocatori più dominanti della sua epoca. Al momento del ritiro era il miglior realizzatore di sempre della Nba con 20.880 punti, primato che resistette fino all'avvento di Wilt Chamberlain.
La sua figura rimase legata anche all'università della Louisiana, dove è una delle sole tre leggende dei Tigers ad aver ricevuto l'introduzione nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, insieme a Pete Maravich e Shaquille O'Neal. Il suo numero 9 è stato ritirato dagli Hawks, franchigia che nel frattempo si era trasferita ad Atlanta, e la sua statua in bronzo campeggia ancora oggi davanti al Pete Maravich Assembly Center.
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