Aggressione a volontari italiani in Cisgiordania, Tajani chiede risposte forti a Israele

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha chiesto spiegazioni formali a Israele in merito all’aggressione subita da tre connazionali e da una cittadina canadese, auspicando, come ha chiarito lui stesso, che arrivino “risposte forti” contro i responsabili. Una richiesta che, stando a quanto ricostruito, non ha ancora trovato un canale diplomatico diretto, poiché un tentativo di contatto telefonico da parte del ministro con il suo omologo israeliano sarebbe stato, in un primo momento, non corrisposto. Tajani, nel commentare l’accaduto, ha posto l’accento sulla complessità politica del governo di Tel Aviv, osservando come al suo interno “ci sono partiti estremisti, non il Likud di Netanyahu, che sostengono i coloni” e le loro azioni, una precisazione che delinea lo scenario frammentato in cui si inseriscono le violenze.

Il racconto dell’agguato notturno a Ein al-Duyuk

L’episodio, che ha riacceso i riflettori sulla tensione cronica in Cisgiordania, risale alle prime ore di domenica mattina nel villaggio di Ein al-Duyuk, vicino a Gerico. I volontari, appartenenti alla missione internazionale Faz3a che si adopera per proteggere le comunità palestinesi, sono stati sorpresi da un gruppo di coloni intorno alle cinque. Uno di loro, Dani, ha descritto una tattica ricorrente: “Passano in strada di giorno e studiano la situazione, per poi tornare di notte”. Nei giorni precedenti, infatti, un convoglio di cinque fuoristrada con a bordo otto-dieci persone aveva già circolato più volte nell’area, in quella che appare come una vera e propria ricognizione propedeutica all’assalto.

La testimonianza dei volontari e il quadro giudiziario

I tre attivisti italiani, Eddi, Ruta e Tau, sebbene provati dai colpi ricevuti, hanno voluto spostare immediatamente l’attenzione mediatica dalla loro sorte personale alla condizione generale dei territori. “Ci dà molto fastidio vedere che l’attenzione sia tutta concentrata su di noi, sulla nostra condizione, e non su quello che succede nella Palestina occupata”, ha affermato Eddi in una conversazione telefonica. Nel frattempo, le autorità israeliane, sotto la pressione internazionale, hanno avviato un’inchiesta formale attraverso la polizia, un passo che segue la dura definizione data dall’Autorità nazionale palestinese, la quale ha bollato simili episodi come veri e propri “attacchi terroristici”.

Il contesto degli insediamenti e la posizione internazionale

Lo sfondo di queste violenze è l’ormai annosa questione degli insediamenti israeliani nei Territori conquistati nel 1967, dove risiedono circa 750mila coloni, la maggior parte dei quali concentrati in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. L’insofferenza della comunità internazionale verso le azioni estreme di una parte dei settlers è in crescita costante, come dimostra il tono utilizzato dal ministro Tajani. L’auspicio romano è che l’indagine avviata non rimanga lettera morta, ma si traduca in azioni concrete per contenere un fenomeno che, con le sue incursioni sempre più frequenti e organizzate, mina qualsiasi prospettiva di stabilità, come sottolineato dagli stessi volontari aggrediti che hanno scelto di rimanere sul posto nonostante i rischi.

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