Dyson presenta il primo robot aspirapolvere e lavapavimenti: Spot Scrub Ai arriva in Italia a 1.199 euro
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Redazione Economia
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C’è un momento, nella vita di ogni tecnologia matura, in cui smette di essere un semplice strumento e diventa un’estensione della nostra percezione domestica; con Spot+Scrub Ai, Dyson tenta questo salto di paradigma nel settore della robotica per la pulizia, presentando il suo primo modello ibrido in grado non solo di aspirare ma anche di lavare i pavimenti, e lo fa forte di un approccio che potremmo definire “ostinato” se non fosse per la precisione chirurgica dei suoi sensori -4. Presentato ufficialmente nel settembre del 2025 in occasione dell’IFA di Berlino, e non al più scontato CES di Las Vegas, il dispositivo è ora disponibile sul mercato italiano a un prezzo di listino di 1.199 euro, posizionandosi così nella fascia più alta del settore, quella dove i colossi cinesi come Roborock e Dreame regnano da tempo incontrastati -1-2.
Un occhio elettronico che non dimentica lo sporco
La vera innovazione, quella che James Dyson stesso ha tenuto a sottolineare in un’intervista rilasciata durante la fiera berlinese, risiede nella capacità del robot di “vedere” la macchia e di insistere fino alla sua completa rimozione, un comportamento che il fondatore del brand di Malmesbury ha definito con una certa, ruvida, chiarezza: «molti lavapavimenti lasciano residui, ecco perché il nostro è superiore, lui osserva lo sporco e pulisce finché non scompare» -4. Per fare questo, Spot+Scrub Ai utilizza una combinazione di sensori che include un sistema LiDAR a doppio laser, una telecamera HD e una luce LED verde, la stessa che gli utenti Dyson conoscono bene per la sua capacità di rendere visibile la polvere altrimenti invisibile; questi strumenti, integrati da un processore dedicato all’intelligenza artificiale, permettono al robot di riconoscere fino a duecento tipi diversi di oggetti domestici – dai cavi elettrici ai giocattoli dei bambini, dalle scarpe ai calzini – e di evitarli con una precisione che, a sentire chi lo ha già testato, rasenta la maniacale -1-3.
Il rullo che si allunga e l’acqua a sessanta gradi
Sotto il profilo squisitamente meccanico, il cuore del sistema di lavaggio è un rullo in microfibra che si estende lateralmente fino a quaranta millimetri, un escamotage studiato per raggiungere quegli angli e quelle battiscopa dove tradizionalmente i robot di forma circolare falliscono, lasciando un alone di polvere che l’occhio umano, seppur distratto, finisce sempre per notare -2-8. La pulizia del rullo stesso avviene in modo continuo durante l’operazione: dodici punti di getto lo irrorano con acqua calda a sessanta gradi, una temperatura che, come spiegano i tecnici dell’azienda, è necessaria per sciogliere il grasso e le incrostazioni più ostinate senza bisogno di strofinare con una violenza meccanica che potrebbe rovinare le superfici delicate -1-2. Quando il robot rileva un tappeto, solleva l’intero modulo di lavaggio di dieci millimetri, evitando così di inumidire le fibre, e contestualmente aumenta la potenza di aspirazione fino a quattro volte rispetto alla modalità standard, sfruttando i 18.000 Pascal di depressione massima che il motore è in grado di generare -1-8.
La stazione cyclonic dock, un piccolo impianto di trattamento
Tornato alla base, il robot non si limita a ricaricare le batterie – che garantiscono un’autonomia teorica fino a duecento minuti, sufficienti per coprire circa duecentoquaranta metri quadri – ma si affida a quella che Dyson chiama Cyclonic Dock, una stazione di ancoraggio che svolge molteplici funzioni in totale autonomia -1-5. Da un lato, svuota il serbatoio dei detriti secchi utilizzando la tecnologia ciclonica, quella stessa che ha reso famosi gli aspirapolvere tradizionali del marchio, separando la polvere dall’aria senza bisogno di sacchetti; dall’altro, provvede a lavare il rullo umido con acqua pulita e a asciugarlo con una corrente d’aria calda a quarantacinque gradi, prevenendo così la formazione di muffe e cattivi odori che affliggono molti modelli concorrenti -3-5. Il serbatoio dell’acqua pulita ha una capacità di 2,3 litri, mentre quello dell’acqua sporca si ferma a 2,1 litri, dimensioni che dovrebbero garantire diversi cicli di pulizia prima di richiedere un intervento manuale -9.
Applicazione e gestione, tra luci e ombre
La gestione dell’apparecchio avviene tramite l’applicazione MyDyson, la stessa che controlla gli altri prodotti smart dell’ecosistema; il processo di mappatura iniziale è rapido e preciso grazie alla navigazione LiDAR, e l’utente può visualizzare la planimetria della casa in due o tre dimensioni, etichettare le stanze e definire zone vietate -1-8. Tuttavia, alcune recensioni specialistiche hanno notato come l’interfaccia, pur funzionale, risulti meno flessibile e ricca di opzioni rispetto a quelle offerte dalla concorrenza diretta: mancano, per esempio, la possibilità di programmare pulizie multiple con passaggi differenziati o di sfruttare il riconoscimento dei mobili per creare aree di pulizia rapida intorno al tavolo da pranzo -6-9. Un aspetto che, per un dispositivo dal costo così elevato, potrebbe far storcere il naso agli utenti più esigenti, abituati a personalizzare ogni aspetto del ciclo di pulizia.
Dimensioni e ingombri, il prezzo della complessità
Con i suoi undici centimetri di altezza, Spot+Scrub Ai non è certo il robot più sottile in circolazione; questa caratteristica, dovuta alla necessità di integrare tutta la componentistica necessaria, lo penalizza nel passaggio sotto mobili bassi o divani con scarso spazio dal pavimento, limitando di fatto la sua capacità di pulire in profondità in alcune zone della casa -5-9. Anche la stazione di ricarica occupa uno spazio considerevole, con i suoi serbatoi e il collettore ciclonico a vista che, se da un lato richiamano il design industriale tipico del marchio, dall’altro richiedono all’acquirente di dedicare un angolo specifico della stanza, possibilmente accessibile su più lati, per ospitare l’ingombrante struttura -6.




