Dyson lancia la sfida della pulizia intelligente con Spot Scrub Ai, il robot che vede e aggredisce le macchie

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C’è una premessa doverosa, prima di addentrarsi nel merito di come si comporta nella quotidiana manutenzione domestica il primo robot ibrido di Dyson, quel Spot+Scrub Ai che, presentato a Berlino lo scorso settembre in occasione dell’IFA e non al CES di inizio anno, segna l’ingresso ufficiale – e finalmente maturo, verrebbe da dire – del brand di Malmesbury in un settore ormai dominato da una concorrenza agguerritissima, perlopiù cinese, e la premessa è che la filosofia progettuale dell’azienda fondata da James Dyson non è mai stata quella di inseguire le mode, ma semmai di reinterpretare categorie di prodotto partendo da quelli che lui stesso definisce, non senza una punta di provocatoria sicumera, i difetti dei rivali. La macchina, del resto, parla chiaro: un robot che non si limita a programmare un percorso e a sperare che lo sporco finisca nel suo serbatoio, ma che pretende di vederlo, quello sporco, e di insistere finché non ne rimane traccia.

Un occhio artificiale puntato sulle briciole, e non solo

Il cuore pulsante di questo dispositivo, che nelle specifiche tecniche si presenta con una potenza di aspirazione dichiarata di 18.000 Pascal – in leggero calo rispetto ai 22.000 Pascal del precedente modello 360 Vis Nav, ma comunque notevole per un robot di questa fascia – è in realtà tutto nel suo sistema di percezione visiva. Monta una fotocamera frontale assistita da un laser verde, quel marchingegno che Dyson utilizza ormai da tempo sui suoi aspiratori tradizionali per rivelare il pulviscolo altrimenti invisibile all’occhio umano, e lo fa per alimentare un algoritmo di intelligenza artificiale addestrato su milioni di immagini di macchie, di quel che resta di un bicchiere di vino rosso rovesciato o di una chiazza di caffè seccato. La macchina identifica l'area critica, la confronta con l'archivio di cui dispone, e decide la strategia di attacco: se il primo passaggio non basta, torna indietro, e poi ancora, fino a quindici volte se necessario, scandagliando la zona con la determinazione di un ossesso, o meglio, di un "pulitore compulsivo", come lo ha definito qualcuno, finché i sensori non gli confermano che l'ostacolo è stato rimosso.

Il lavaggio a rullo, tra termoidraulica e precisione da battiscopa

Ma la vera novità, per chi arriva da Malmesbury, è ovviamente il sistema di lavaggio, quello che mancava al pur potente 360 Vis Nav e che Dyson ha risolto con un approccio radicalmente diverso dai panni in microfibra che vorticano sul pavimento di molti competitor. Qui si utilizza un rullo igienizzante, largo 27 centimetri, che viene costantemente rinfrescato da dodici getti d’acqua calda a 60 gradi: l’idea è che lo sporco, una volta sollevato dalla superficie, venga immediatamente aspirato e convogliato nel serbatoio dell’acqua sporca, senza che il rullo lo strisci nuovamente su una zona già pulita. Un meccanismo, questo, che si completa con un sistema di estrazione del rullo stesso, capace di fuoriuscire lateralmente di 40 millimetri per andare a ripulire a filo con i battiscopa e negli angoli più reconditi, dove tradizionalmente questi arredi si limitano a sfiorare la polvere. La stazione di ricarica, va detto, è un monolito ingombrante e dal design decisamente industriale, che ospita un serbatoio da 2,3 litri per l’acqua pulita, uno da 2,1 per quella sporca, e un collettore ciclonico senza sacco da 3 litri capace di trattenere, a sentire la casa, fino a cento giorni di sporcizia.

Navigazione LiDAR e gestione degli ostacoli quotidiani

Sul fronte della mobilità, Spot+Scrub Ai adotta un sistema LiDAR a doppio laser che scansiona l'ambiente sette volte al secondo, costruendo mappe dettagliate in 2D e 3D, e permettendogli di evitare con discreta eleganza gli innumerevoli ostacoli che popolano una casa: dalle ciabatte elettriche ai giocattoli dei bambini, dai calzini spaiati ai cavi in tensione. Il software di bordo ne riconosce circa duecento tipologie diverse, una dote che, unita alla capacità di sollevare il rullo umido di dieci millimetri non appena rileva un tappeto, gli consente di destreggiarsi in ambienti misti senza ridurre in zuppa la lana pregiata. L'applicazione MyDyson, che funge da interfaccia di comando, restituisce una mappa modificabile in cui si possono definire stanze, zone vietate e persino inserire mobili virtuali, anche se alcuni recensori hanno notato una certa rigidità nell'interfaccia e opzioni di personalizzazione meno profonde rispetto a quelle offerte dalla concorrenza asiatica, con la quale il confronto, a questo punto, è inevitabile.

Il prezzo del salto di qualità e le prime impressioni d'uso

L'approdo nel segmento dei robot ibridi, per Dyson, ha un prezzo: 1.199 euro sul mercato italiano e 1.049 sterline in quello britannico, una cifra che lo proietta immediatamente nella fascia alta del mercato, dove si confronta con avversari temibili come i vari modelli di Roborock, Dreame o Ecovacs, spesso dotati di specifiche tecniche altrettanto impressionanti e, a volte, di potenze aspiranti superiori. La differenza, se c'è, la fa probabilmente questa ossessione per il dettaglio che si percepisce nella meccanica, nella cura con cui sono progettati i bacini di raccolta e i sistemi di aggancio, in quel rullo che si pulisce da solo dopo ogni passaggio per non impregnarsi di batteri, e naturalmente nella promessa di un'intelligenza che non si limita a evitare gli ostacoli, ma cerca attivamente il nemico da combattere, che sia una macchia di grasso in cucina o l'impronta di una scarpa nell'ingresso. Durante i test, l'operosità del robot non passa inosservata: il rumore del lavaggio, in particolare, è più marcato rispetto ad altri dispositivi, e la stazione quando si attiva per lo svuotamento ciclonico produce un rombo breve ma intenso, che richiama alla mente il funzionamento di un elettrodomestico vero, non di un timido aggeggio da salotto.

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