Muore il pizzaiolo Marco Motta dopo la lite con il fratello a Pontida

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Marco Motta, che da Valgreghentino si era trasferito a Pontida, non ce l’ha fatta a sopravvivere all’incidente che lo ha colpito nelle prime ore di domenica, quando era stato ritrovato privo di sensi in un parcheggio lungo la Briantea. I medici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dopo averlo tenuto in vita artificialmente per due giorni nella vana attesa di un miglioramento delle sue condizioni disperate, hanno spento le macchine. A rendere pubblica la notizia della morte, giunta mercoledì, sono stati i suoi familiari, i quali, attraverso i social, hanno ricordato il loro caro con un commosso messaggio: “Lo dico sempre di non rimandare mai un caffè o un’uscita, perché tutto può cambiare in un secondo”.

L’indagine sulla lite e il ricovero del fratello

Accanto a Marco, in quello stesso parcheggio, giaceva anche il fratello minore, di trent’anni, anch’egli incosciente al momento del ritrovamento avvenuto verso le quattro del mattino. Quest’ultimo, seppur coinvolto nella medesima situazione, è stato presto dimesso dalle cure mediche per essere poi trasferito in un reparto di Psichiatria, dove rimane tuttora ricoverato. Le circostanze che hanno portato i due uomini a trovarsi in quello stato di incoscienza sono al centro delle indagini degli inquirenti, i quali stanno ricostruendo la dinamica di una lite, scoppiata tra i due fratelli nella notte, che sarebbe all’origine della tragedia.

L’ipotesi dell’aneurisma e il quadro giudiziario

Sebbene le prime informazioni facciano pensare a un episodio di violenza, la causa del decesso non è ancora stata accertata in modo definitivo. Si sta valutando, infatti, la possibilità che un aneurisma abbia colto Marco Motta in seguito alla colluttazione, un evento patologico che avrebbe potuto causare un peggioramento improvviso e fatale delle sue condizioni. Proprio per fare piena luce sulle cause della morte, il magistrato ha disposto che venerdì venga eseguita l’autopsia sul corpo del pizzaiolo, un atto necessario per i successivi sviluppi processuali.

La procedura d’ufficio per omicidio preterintenzionale

Nel frattempo, la Procura ha formalmente iscritto il fratello minore nel registro degli indagati per il reato di omicidio preterintenzionale, una scelta dettata più da un obbligo procedurale che da un giudizio preconcetto sugli eventi. Questa mossa, come spesso accade in casi analoghi, serve a garantire lo svolgimento di tutti gli accertamenti del caso, lasciando che siano le prove tecniche e la perizia medico-legale a stabilire con esattezza le responsabilità individuali. La lite, che pure c’è stata, deve ancora essere collegata in modo certo e inconfutabile all’esito mortale.

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