L’Europa tenta la mediazione a Ginevra per frenare l’escalation tra Iran e Israele
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Redazione Esteri
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Mentre la tensione tra Teheran e Tel Aviv continua a salire, con il rischio concreto di un intervento diretto degli Stati Uniti, l’Europa prova a giocare un ruolo da mediatrice. Oggi a Ginevra si riuniscono i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Regno Unito – il cosiddetto formato E3 – insieme all’alto rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, e il loro omologo iraniano, Hossein Amir-Abdollahian. L’obiettivo è sondare la possibilità di una soluzione diplomatica, evitando che il conflitto degeneri ulteriormente.
La riunione arriva dopo una settimana di scambi durissimi tra Israele e Iran, culminati con l’attacco missilistico di Teheran – per ora l’unico diretto nella storia dei due paesi – e la rappresaglia israeliana, che ha colpito obiettivi militari vicino a Isfahan. Se da un lato Washington, con il presidente Donald Trump che mantiene un profilo ambiguo, ha lasciato intendere di non volersi coinvolgere militarmente per il momento, dall’altro l’Iran ha nominato un nuovo capo dell’intelligence dei Pasdaran, sostituendo quello ucciso in un raid israeliano, segnale che la partita è ancora aperta.
Ieri, il ministro degli Esteri britannico David Lammy ha incontrato a Washington il segretario di Stato Usa Marco Rubio, cercando di fare da ponte tra le due sponde dell’Atlantico. «C’è ancora tempo per una soluzione diplomatica», ha detto Lammy, anche se i segnali sul campo non sono incoraggianti. A Tel Aviv, una granata è stata lanciata nel cortile della residenza dell’ambasciatore norvegese, provocando danni lievi ma dimostrando quanto la situazione sia volatile.
Dal canto suo, l’Iran ha lasciato trapelare una certa disponibilità al dialogo, purché si accettino le sue condizioni, ancora non specificate. Fonti diplomatiche europee parlano di un tentativo di «tastare il polso» alla controparte, mentre Berlino tiene costantemente aggiornata l’amministrazione Trump sugli sviluppi. Intanto, Pechino e Mosca – sempre più vicine in funzione anti-occidentale – hanno avvertito che un intervento americano avrebbe «effetti pericolosi», complicando ulteriormente il quadro.




