Roddick non vede un gap tra Sinner e tutti gli altri: “Al vertice c’è una coppia, Jannik e Carlos”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tennis maschile, spesso raccontato attraverso l’ossessione per un dominatore solitario, si trova ora a fare i conti con una narrazione più sfumata. Andy Roddick, ex numero uno del ranking Atp e oggi opinionista ascoltato nel suo podcast ‘Served with Andy Roddick’, ha infatti rigettato l’idea – diffusa dopo il Mutua Madrid Open – che Jannik Siner abbia già aperto un divario incolmabile nei confronti del resto del circuito. Il riferimento, lo si è capito subito, non era tanto alla netta sconfitta inflitta dal giovane altoatesino ad Alexander Zverev (un 2-6, 5-7 che per un numero tre del mondo ha dell’incredibile, se si eccettua la striscia di imbattibilità del leader), quanto piuttosto a una certa retorica secondo cui l’azzurro starebbe già viaggiando su un piano solitario. Roddick, con la franchezza che lo contraddistingue, ha invece tagliato corto: al vertice, ad oggi, c’è una coppia, e l’altra metà di quella coppia è Carlos Alcaraz.

Zverev e l’ammissione di impotenza: “Superiore a tutti, anche ad Alcaraz”

Ad alimentare il dibattito, va detto, era stata proprio l’analisi a caldo del diretto interessato. Alexander Zverev, dopo la batosta rimediata nella finale madrilena, non ha cercato alibi: ha parlato in modo sorprendentemente trasparente della superiorità di Sinner – una superiorità che, nelle sue parole, non andava limitata al singolo match né al confronto diretto con lui. Il tedesco ha sostenuto anzi che Sinner, in questo momento, è più forte non solo di Zverev stesso ma di tutti gli avversari, includendo in quel “tutti” anche lo spagnolo che aveva vinto gli ultimi due confronti diretti. Una precisazione, quest’ultima, che Roddick ha accolto con rispetto ma anche con un garbato dissenso. Per l’americano, infatti, l’errore di prospettiva sta proprio nel voler trasformare una supremazia tattica e fisica (quella mostrata da Sinner sulla terra di Madrid) in una gerarchia definitiva e assoluta.

“Sinner è un algoritmo”: l’analisi tecnica di Roddick e la risposta alle critiche

Roddick, nel suo podcast, ha speso parole pesanti – nel senso positivo del termine – per descrivere la crescita del numero uno del mondo. “Sinner è un algoritmo”, ha detto l’ex campione statunitense, utilizzando una metafora che nella sua bocca suona come un elogio massimo: un algoritmo, spiegava, si aggiorna da solo, si evolve senza soluzione di continuità, e non concede passaggi a vuoto. La differenza tra il Sinner visto a settembre dello scorso anno e quello attuale, ha aggiunto Roddick, è già impressionante; eppure, ha tenuto a precisare, tutto questo non equivale a dire che il resto del mondo sia spacciato. Non a caso, l’ex numero uno si è trovato a rispondere anche ad alcuni ascoltatori del suo podcast, lamentatisi di una copertura troppo incentrata proprio su Sinner. La replica è stata secca: “Se vi annoia smettete di seguirci, ma non potete aspettarvi che ignoriamo la sua scia positiva”. Un modo per ribadire che l’interesse mediatico non nasce da un capriccio, ma dalla oggettiva mole di risultati.

Il carattere di Sinner visto da Connelly: gentilezza non scontata

C’è poi un altro aspetto, meno tecnico ma altrettanto rilevante, che emerge dai commenti di chi segue il circuito da vicino. Rich Connelly, commentatore ex BBC, ha voluto sottolineare una qualità di Jannik Sinner che spesso, proprio per la sua costanza, rischia di passare in secondo piano: la personalità fuori dal campo. “È bravissimo a trasmettere questa personalità in tutto ciò che fa”, ha detto Connelly, aggiungendo che “dall’esterno, lo diamo per scontato, come se fosse fatto così”. Un’osservazione che scagiona dall’ovvietà: la gentilezza e la professionalità di Sinner, per il cronista britannico, non sono un dettaglio secondario né un semplice accessorio di immagine, ma parte integrante di quella capacità di tenere insieme i diversi piani del mestiere. In fondo, ha lasciato intendere Connelly, essere numero uno del mondo significa anche rendere normale ciò che normale non è.

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