Morto 30enne a Pescara, l'autopsia esclude il taser: "Trauma toracico la causa"
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Redazione Interno
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L’uso del taser non è stato determinante nella morte di Riccardo Zappone, il 30enne deceduto il 3 giugno scorso all’interno della questura di Pescara. A chiarirlo è l’autopsia, affidata al medico legale Cristian D’Ovidio, i cui risultati sono stati resi noti dalla procura locale. Secondo il referto, il decesso è riconducibile a una «sommersione interna emorragica da trauma toracico chiuso», un colpo violento che avrebbe provocato un’emorragia interna letale.
Le indagini, ancora in corso, dovranno ora accertare le dinamiche che hanno portato al trauma. Quel che è certo, però, è che l’impiego della pistola a impulsi elettrici – strumento spesso al centro di polemiche per i rischi legati al suo utilizzo – non ha avuto alcun ruolo nel causare la morte del giovane. «L’utilizzo del taser da parte del personale di polizia», si legge nella nota della procura, «non ha concorso al determinismo del decesso».
Dai primi resoconti, emersi nei giorni scorsi, sembra che Zappone – fermato per motivi ancora non del tutto chiariti – sia stato colpito più volte mentre si trovava a terra, con almeno cinque agenti impegnati a bloccarlo. Le immagini delle telecamere di sorveglianza, sebbene non ancora rese pubbliche, potrebbero ricostruire con precisione i momenti precedenti al tragico epilogo.
Sulla vicenda, intanto, è intervenuto anche l’europarlamentare della Lega Nicola D’Incecco, che ha espresso «pieno sostegno alle forze di polizia», sottolineando come l’autopsia abbia escluso ogni correlazione tra il dispositivo e la morte del giovane. «I poliziotti hanno agito nel rispetto delle procedure», ha aggiunto, evitando però di entrare nel merito delle circostanze che avrebbero portato al trauma toracico.




