Deragliamento treno a Lecco: masso sulla ferrovia causa caos trasporti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un enorme masso, staccatosi dal versante montuoso che sovrasta il tracciato, è precipitato domenica prima sulla linea ferroviaria e poi sulla statale sottostante, innescando una sequenza di eventi che ha portato al deragliamento di un treno e a uno sconvolgimento della mobilità nell’intera area. Il distacco, che le prime valutazioni tecniche legano alle intense precipitazioni dei giorni precedenti, è avvenuto nel primo pomeriggio, investendo il tratto compreso tra Lecco e Abbadia Lariana.

Il deragliamento del treno regionale

Un convoglio regionale Trenord, diretto a Tirano e partito da Milano in orario mattutino, è stato il primo a imbattersi nell’ostacolo improvviso. Il macchinista, impossibilitato a evitare l’impatto, ha urtato i detriti che ostruivano i binari, con la violenza della collisione che ha causato il deragliamento del primo carrello. Sebbene non si siano registrati feriti tra i passeggeri, l’incidente ha reso necessaria l’evacuazione di diverse centinaia di persone dai treni bloccati, operazione condotta con tempestività dai vigili del fuoco intervenuti sul posto.

Una nuova minaccia sulla montagna

La complessità della situazione è emersa in tutta la sua portata nelle ore successive, quando i tecnici incaricati dei sopralluoghi hanno ispezionato la parete. Dall’esame del costone roccioso è risultata evidente la necessità di un intervento urgente di disgaggio su un altro masso, di volume analogo a quello franato, giudicato instabile e a serio rischio di caduta. Questa valutazione ha esteso le conseguenze dell’evento ben oltre la giornata di domenica.

Conseguenze sulla mobilità

Il caos dei trasporti si è protratto con l’attivazione dei bus sostitutivi per sopperire all’interruzione del servizio su rotaia, unico rimedio possibile per gestire il flusso dei pendolari. Le operazioni di rimozione del materiale franato e di messa in sicurezza della sede ferroviaria procedono, mentre quelle per neutralizzare la nuova minaccia incombente sono state programmate con urgenza, un compito delicato che impegnerà i specialisti nel giro dei prossimi tre giorni. L’intera viabilità della zona, dunque, rimane condizionata da un equilibrio precario dettato dalla stabilità della montagna.

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