È morto Gian Mario Rossignolo, storico manager dell'auto e di Telecom

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si è spento all'età di 95 anni Gian Mario Rossignolo, una delle figure più rappresentative e poliedriche del management italiano del Novecento, la cui parabola professionale – lunga e articolata – ha toccato alcuni dei principali snodi industriali del Paese, dall'automobile all'elettrodomestico, fino alle telecomunicazioni. Nato a Vignale Monferrato, in provincia di Alessandria, nel 1930, Rossignolo, dopo aver abbandonato gli studi al Politecnico per ragioni familiari e aver maturato una prima esperienza in ambito bancario, si laureò in Economia e Commercio all'Università di Torino, un ateneo che tradizionalmente funge da tramite per l'ingresso nel mondo produttivo torinese. Fu proprio in quegli anni, infatti, che il suo percorso si incrociò con quello della Fiat, divenendo in breve tempo uno dei collaboratori più stretti di Umberto Agnelli, di cui fu considerato per lungo tempo il braccio destro, un sodalizio professionale che ne avrebbe plasmato l'intera carriera.

L'ascesa in Fiat e la guida della Lancia

La sua vocazione manageriale, che seppe coniugare una solida competenza tecnica a una spiccata visione di mercato, trovò piena espressione all'interno del gruppo automobilistico, dove ricoprì incarichi di crescente responsabilità. L'apice di questa fase giunse nel 1977, quando Rossignolo fu chiamato a ricoprire il ruolo di amministratore delegato della Lancia, una casa automobilistica dal glorioso passato che richiedeva, in quel particolare momento storico, strategie innovative e una gestione capace di coniugare tradizione e modernità. Mantenne questa prestigiosa posizione fino al 1979, lasciando un'impronta significativa in un marchio che rappresenta un pilastro dell'industria nazionale.

Dall'elettronica alle telecomunicazioni

Il suo talento, tuttavia, non rimase confinato nel settore automotive. Rossignolo portò la sua esperienza anche nel campo dell'elettronica di consumo, guidando la Zanussi in un periodo di profonda trasformazione del mercato. Successivamente, la sua carriera conobbe un'ulteriore, significativa evoluzione quando approdò alla presidenza di Telecom Italia, contribuendo a guidare la società in una fase cruciale per lo sviluppo delle infrastrutture di comunicazione in Italia. Un percorso, il suo, che gli valse il riconoscimento di Cavaliere del Lavoro, a coronamento di una vita spesa ai vertici dell'imprenditoria.

L'attività imprenditoriale e la pagina controversa

Dopo le esperienze in grandi gruppi, Rossignolo non abbandonò la scena imprenditoriale, dedicandosi con spirito pionieristico alla robotica e tentando, in un'ultima, audace impresa, il rilancio della De Tomaso, un marchio automobilistico dal fascino indiscusso ma dalle fortune alterne. Proprio in relazione a quest'ultima avventura, il suo profilo di manager acclamato si intrecciò con quello di un imprenditore disposto a rischiare in modo a volte spregiudicato, una dimensione che lo portò a confrontarsi con la giustizia in un procedimento, relativo al crac dell'azienda, che ha rappresentato l'ultimo, controverso capitolo di una biografia altrimenti costellata di successi.

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