A Furci Siculo, tra massi e sabbia, la corsa contro il mare per salvare la costa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'immagine del lungomare di Furci Siculo, stravolto dalla potenza delle onde che hanno spazzato via banchine e scogliere, restituisce, più di qualsiasi parola, la misura di un'emergenza che da episodica si è trasformata in condizione permanente. Il sindaco Matteo Francilia, il cui impegno si divide ormai tra gli uffici comunali e la linea di costa ferita, parla senza mezzi termini di una "guerra contro il mare", una battaglia che richiede, a suo avviso, un radicale cambio di strategia. Non si può più ragionare, sottolinea, secondo le logiche ristrette del campanilismo, ma occorre un fronte unito che consideri l'intero tratto costiero, da Capo Sant'Alessio a Capo Alì, come un unico organismo da proteggere. L'erosione, infatti, non conosce confini amministrativi e i suoi effetti, se non affrontati con una visione d'insieme, rischiano di paralizzare non solo la vita balneare ma l'intero indotto economico, compreso quello dell'entroterra che di quella costa vive.

Una corsa contro il tempo tra i presagi del maltempo

La preoccupazione più immediata, mentre si elaborano piani di medio periodo, è dettata dalla cronaca meteorologica. L'annuncio di una nuova possibile mareggiata, con onde che potrebbero tornare a superare i tre metri, ha gettato un'ombra di urgenza su operazioni che già procedevano a ritmo serrato. La risposta, in questi frangenti, non può che essere d'emergenza: ecco quindi il posizionamento di grandi massi laddove il muro di contenimento è ceduto, un'opera di tamponamento che cerca di proteggere il centro abitato in attesa di interventi più strutturali. Si tratta, in sostanza, di erigere barriere dove il mare ha già vinto, una soluzione precaria ma necessaria mentre si attendono risposte dalla Regione per quello che il primo cittadino definisce un "ripascimento urgente".

Il dilemma dei pennelli e la sabbia promessa

Proprio il ripascimento, ovvero il riporto di sabbia sulle spiagge ormai scomparse, rappresenta l'altro capitolo cruciale di questa vicenda. A Sant'Alessio Siculo, comune vicino a Furci, l'amministrazione spinge con forza per l'avvio di questi lavori, individuando una risorsa potenziale nella sabbia proveniente dal cantiere del raddoppio ferroviario. Tuttavia, permangono dubbi sostanziali sulle modalità di intervento, in particolare riguardo all'utilizzo dei "pennelli", le strutture frangiflutto perpendicolari alla riva. Alcuni, guardando al progetto presentato, temono che tali opere, se non calibrate alla perfezione, possano addirittura aggravare il problema spostando l'erosione verso tratti di costa limitrofi, in un effetto domino deleterio. È un dibattito tecnico complesso, che interseca idrodinamica e interessi locali, e che viene affrontato mentre i residenti si adattano a una realtà surreale, come quella di dover pescare direttamente da ciò che resta delle barriere frangimare.

L'appello all'unità oltre le divisioni

In questo scenario di urgenze e lunghe attese, l'appello lanciato dal sindaco Francilia va oltre la semplice richiesta di fondi. È un invito a "mettere da parte la politica", a superare le divisioni per trovare una sintesi operativa di fronte a un fenomeno che minaccia le fondamenta stesse del territorio. La sua idea di "ragionare come un unico comune" non è un'espressione retorica, ma la consapevolezza amara che la frammentazione delle competenze e delle volontà politiche giova solo alla forza erosiva del mare. L'economia della costa, fatta di piccoli esercizi commerciali, stabilimenti balneari e attività turistiche, è in stallo, in attesa di segnali chiari sulla sicurezza e sulla fruibilità dei luoghi. Ogni giorno che passa senza un piano coerente e condiviso è un giorno in cui il mare avanza e la speranza arretra.

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