L'Italia ha 90 giorni per chiedere i fondi Ue dopo il ciclone Harry, Salvini invoca meno burocrazia
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Redazione Interno
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Il governo italiano dispone di una finestra di tre mesi, dodici settimane dalla data dell'evento, per inoltrare alla Commissione europea la richiesta ufficiale di attivazione del Fondo di solidarietà dell'Unione, strumento finanziario concepito per sostenere gli Stati membri in gravi calamità naturali. L'esecutivo comunitario, dal canto suo, ha già precisato di essere "pronto ad assistere e ad aiutare" le regioni italiane, così come quelle spagnole e portoghesi recentemente devastate dalla tempesta Kristin, un nubifragio che ha lasciato dietro di sé un panorama di dissesti e criticità. Il ciclone Harry, infatti, ha imperversato con particolare violenza sulla Sicilia, interessando anche la Sardegna e la Calabria, dove i danni alle infrastrutture, al territorio e alle attività economiche richiedono interventi rapidi e ingenti risorse, le quali, secondo quanto dichiarato dalle istituzioni, non dovranno essere sottratte ad altri capitoli di spesa fondamentali.
Le dichiarazioni del ministro a Furci Siculo
Nel corso di un sopralluogo a Furci Siculo, uno dei centri del Messinese più colpiti dagli eventi atmosferici estremi, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti ha lanciato un appello preciso agli amministratori locali e regionali, esortandoli a quantificare con la massima celerità l'entità dei danni subiti. "Dobbiamo tagliare i tempi della burocrazia", ha affermato Matteo Salvini, sottolineando come una valutazione spedita dei danni sia il presupposto indispensabile per spendere le risorse in fretta e avviare opere urgenti di messa in sicurezza, dalla protezione dei lidi con frangiflutti al risanamento delle aree interne. Il ministro, inoltre, ha voluto rassicurare i territori, specificando che gli stanziamenti per l'emergenza arriveranno "senza togliere un euro" ai capitoli di bilancio dedicati a scuole, strade e ferrovie in Sicilia e Calabria, puntualizzando una linea d'azione che mira a non depauperare altri settori già finanziati.
La posizione del governatore siciliano Schifani
Sul reperimento delle necessarie coperture finanziarie si è espresso anche il presidente della Regione Siciliana, il quale, pur ringraziando il ministro per la visita, ha manifestato una sostanziale serenità. Renato Schifani ha dichiarato che per far fronte all'emergenza non occorrerà "intaccare le somme destinate al Ponte sullo Stretto", progetto di alta simbolicità e di rilevante impegno economico. La Regione, ha spiegato, è in grado di risolvere la crisi attingendo a risorse proprie, comprese quelle dei fondi di sviluppo e coesione che potranno essere stornate da interventi non più realizzabili nei tempi originariamente previsti, una procedura che consente una certa flessibilità nella riallocazione dei capitali senza dover ricorrere a nuove imposizioni fiscali o a tagli lineari su opere già programmate.
La scadenza e il percorso da seguire
Il termine di novanta giorni rappresenta, dunque, una scadenza perentoria per l'amministrazione nazionale, chiamata a raccogliere e validare le stime provenienti dalle aree disastrate e a presentare a Bruxelles un dossier completo che giustifichi la richiesta di aiuto. Il processo, per sua natura, implica un coordinamento stringente tra i diversi livelli di governo, dal comunale al nazionale, e richiede una documentazione puntuale che attesti l'entità dei danni diretti, come la distruzione di infrastrutture pubbliche o la perdita di abitazioni, oltre a quelli indiretti legati all'interruzione delle attività produttive. La tempestività nella presentazione della domanda è cruciale per accelerare i successivi passaggi istruttori da parte dei funzionari europei e per sbloccare in tempi ragionevoli i primi trasferimenti, che vengono erogati sotto forma di contributi a fondo perduto una volta che la Commissione e il Consiglio Ue abbiano approvato la richiesta.




