Clima da guerra civile al Pilastro: urla e spintoni fanno saltare la commissione sul Museo dei bambini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nemmeno il tempo di cominciare che già si capiva come sarebbe andata a finire. Ieri pomeriggio, nella Casa di Quartiere di via Dino Campana, la commissione pubblica convocata per discutere del tanto contestato Museo dei bambini, il Futura, si è trasformata in un ring. Da una parte i residenti favorevoli all'opera, dall'altra gli attivisti del comitato Mubasta e i giovani che da settimane presidiano il parco Mitilini per impedire la prosecuzione del cantiere. L'incontro, aperto alla cittadinanza, è stato sospeso dopo nemmeno mezz'oro tra urla, insulti e un parapiglia che ha visto coinvolto un anziano di 77 anni, residente nella zona da quasi cinque decenni, rimasto ferito a un braccio nello scontro fisico scoppiato all'arrivo dei manifestanti contrari al progetto.

La scintilla è scattata nel cortile antistante la sede del quartiere San Donato-San Vitale, quando alcuni attivisti hanno rimosso uno striscione esposto dai sostenitori dell'opera. A quel punto, l'anziano, Romano Zuccheri, si è scagliato contro i giovani del comitato nel tentativo di difendere quel simbolo, ma ne è nata una colluttazione che ha richiesto persino l'intervento di un fotografo presente, al quale è stata messa una mano sull'obiettivo per impedire di immortalare la scena. All'interno della sala, gremita da circa centocinquanta persone, l'atmosfera era già incandescente quando l'assessore alla Scuola Daniele Ara ha preso la parola, provando a ribadire la bontà della scelta amministrativa: un museo, ha detto, che rappresenterebbe un'occasione per accendere i riflettori sul rione, portando con sé anche il tram e la riqualificazione di alcuni negozi sfitti.

Ma l'intervento della dirigente Veronica Ceruti, che stava illustrando nel dettaglio i contenuti del Muba, è stato sommerso dalle grida. «Vergognati, ci avete manganellato, il Pilastro è incazzato», hanno urlato i contestatori rivolgendosi ad Ara, mentre dall'altra parte della sala partivano cori di segno opposto: «Smettetela, fate parlare». Una frattura netta, quella tra i cosiddetti Mubasta e i Muvèt, questi ultimi autori di una raccolta firme che in sole quarantotto ore avrebbe raccolto milletrecento adesioni a sostegno dell'infrastruttura. Il presidente del quartiere, Andrea Serra, aveva invano esortato tutti a mantenere un confronto pacato, ma la sua richiesta è caduta nel vuoto di fronte a una tensione che, come raccontano i presenti, è degenerata in pochi minuti, costringendo assessori e dirigenti a lasciare la sala.

La politica chiama in causa gli squadristi e la violenza premeditata

A freddo, le dichiarazioni dei rappresentanti istituzionali non hanno fatto che cristallizzare ulteriormente lo scontro. Daniele Ara non ha usato mezzi termini, parlando di «campagna elettorale violenta» portata avanti da alcuni soggetti ormai da anni e bollando l'interruzione della commissione come un atto gravissimo, paragonabile, per certi versi, a fermare un cantiere pubblico: un processo democratico, ha aggiunto, non può essere zittito in questo modo. Dello stesso tenore la reazione del segretario cittadino del Partito Democratico, Enrico Di Stasi, che ha attribuito ai contestatori «metodi dittatoriali», sottolineando come molti di loro non risiedano nemmeno al Pilastro e abbiano come unico obiettivo quello di prevaricare e impedire il dialogo. Di segno opposto, ovviamente, la replica della portavoce di Mubasta, Laura Pasotti, secondo la quale l'amministrazione non poteva aspettarsi esiti diversi presentandosi in un quartiere già segnato da lacrimogeni e cariche senza prima aver realmente ascoltato la rabbia della gente.

D’altronde, il clima di guerriglia che si respira attorno a quel fazzoletto di terra al Pilastro non è che l'ultimo atto di una lunga sequenza di incidenti. Già a fine febbraio il cantiere era stato occupato dagli attivisti, costringendo le forze dell'ordine a uno sgombero all'alba che portò al fermo di cinque persone e a momenti di tensione con i residenti. Pochi giorni dopo, la situazione era nuovamente degenerata in veri e propri scontri da guerriglia urbana, con strade bloccate, lancio di oggetti contro la polizia e l'uso di lacrimogeni, che causarono il ferimento di un dirigente delle forze dell'ordine, colpito al volto da una bottiglia. Un contesto, questo, che aveva già portato l'assessore Ara a dichiarare, a fine febbraio, che il Comune non avrebbe dialogato con i violenti, ribadendo la necessità di far ripartire i lavori in sicurezza perché, parole sue, il progetto è apprezzato da chi abita al Pilastro.

Il parco Mitilini e la frattura profonda tra due modi di intendere la città

Al centro della discordia, infatti, non c'è solo un'opera pubblica, ma due visioni opposte di cosa debba essere il futuro di una periferia. Da un lato l'amministrazione, che con i fondi del Pnrr ha visto nel Museo dei bambini un attrattore culturale di livello nazionale, in grado di riscattare un'area ad alta densità di edilizia popolare e con un significativo tasso di dispersione scolastica. Il progetto, del valore di oltre cinque milioni e mezzo di euro, prevede la realizzazione di un edificio di circa 750 metri quadrati di superficie (non milleseicento, come sostengono alcuni, precisa l'urbanista Maurizio Sani, che pure critica la comunicazione dell'opera) all'interno del parco intitolato a tre carabinieri uccisi dalla banda della Uno Bianca. Dall'altro, i residenti contrari e il comitato Mubasta, che gridano allo scempio ambientale: quei quattromila metri quadrati di area verde, sostengono, verrebbero deturpati da un «blocco di cemento» che richiederebbe l'abbattimento di quattro platani e lo spostamento di altre alberature, riducendo uno spazio di socialità fondamentale per famiglie e bambini.

I manifestanti, che già a fine gennaio avevano interrotto i lavori del Consiglio comunale a Palazzo d'Accursio, chiedono da mesi la sospensione del cantiere e l'avvio di un vero confronto pubblico, lamentando che i percorsi di ascolto promossi dalla fondazione FIU Rusconi Ghigi abbiano coinvolto solo una cerchia ristretta di persone, lasciando all'oscuro dei piani la maggior parte dei settemila residenti. Tra le loro file, c'è chi come Sergio Spina, figlio del primo presidente del comitato inquilini del Pilastro, ricorda le lotte degli anni Sessanta che riuscirono a bloccare un altro progetto edilizio proprio su quel parco: allora si ottenne una variante, oggi sembra che la strada della mediazione sia sbarrata. E mentre il Comune tira dritto, forte di un progetto che ritiene migliorabile ma non più negoziabile nella sua essenza, la tensione alle porte della città continua a salire, pronta a esplodere al prossimo appuntamento.

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