Andrea Cavallari, il fuggitivo di Corinaldo: la fuga "pianificata" e il favoreggiamento ancora senza risposte

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   “Conoscendo Andrea, è una fuga pianificata, non un colpo di testa”. A parlare è il patrigno di Andrea Cavallari, il 26enne condannato per la strage alla discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, che giovedì scorso ha approfittato di un permesso premio per laurearsi in giurisprudenza e poi sparire nel nulla. Dopo la cerimonia e il pranzo con la famiglia, il giovane — membro della cosiddetta “banda dello spray”, autrice di una serie di reati culminati nella tragedia del 2018 — non ha fatto ritorno al carcere della Dozza, dove stava scontando una condanna a 10 anni e 11 mesi insieme ad altri cinque coimputati.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Bologna, si stanno concentrando su due fronti: da un lato la ricerca di Cavallari, che potrebbe nascondersi tra Emilia e Romagna, dall’altro l’ipotesi di un aiuto esterno. Sebbene l’ex fidanzata, rintracciata al lavoro nel modenese, sia stata esclusa da ogni coinvolgimento, gli inquirenti non escludono che qualcuno abbia favorito l’evasione. Per questo, accanto al fascicolo per evasione, è stato aperto anche quello per favoreggiamento, al momento contro ignoti.

Quella di Cavallari non è un’eccezione. Secondo i dati riportati da LaC News24, nel 2025 sarebbero già 340 i detenuti non rientrati dopo un permesso premio, un fenomeno che sembra trovare lo Stato impreparato. La fuga del 26enne, però, ha un peso simbolico particolare, legato a una delle pagine più buie della cronaca recente: la strage di Corinaldo, dove persero la vita sei persone durante una rissa scatenata dall’uso di spray al peperoncino

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.