Lecornu forza la mano su bilancio difesa, sfida l'Assemblea con il 49.3

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La promessa, fatta ai tempi della sua nomina e più volte ribadita nei confronti degli alleati socialisti, di non impiegare la procedura costituzionale più controversa per far passare i provvedimenti, si è infranta contro la necessità di garantire alla Francia un bilancio in linea con gli impegni europei. Di fronte all’impasse parlamentare sulla manovra finanziaria per il 2026, il primo ministro Sébastien Lecornu ha infatti confermato, con un tono che egli stesso ha definito intriso di “rammarico” e “amarezza”, il ricorso all’articolo 49.3, quello strumento che, aggirando il voto dei deputati, consente di far approvare un testo a meno che non venga approvata una mozione di censura.

La mossa per garantire gli obiettivi di spesa militare

La decisione, maturata dopo trattative serrate e un’evidente difficoltà a compattare la maggioranza, mira a due obiettivi primari, entrambi ritenuti non più procrastinabili dall’esecutivo. Da un lato, c’è l’esigenza di contenere il deficit pubblico portandolo, come pattuito con Bruxelles, entro la soglia del 5% del prodotto interno lordo. Dall’altro, emerge l’urgenza di reperire risorse ingenti per finanziare gli investimenti nel settore della Difesa, una priorità che il governo considera inderogabile nel contesto internazionale attuale, e che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente rimarcato con toni netti ai partner della Nato.

Il patto con i socialisti e la tassa simbolica

Per tentare di placare le proteste degli alleati e, in particolare, dei socialisti, ai quali aveva garantito di evitare una forzatura del genere, Lecornu ha però dovuto mediare e introdurre nel testo una misura simbolica ma dal forte impatto politico. La manovra, nella sua parte dedicata alle entrate, includerà quindi un aumento della pressione fiscale per i contribuenti più abbienti, una concessione fatta per ottenere, se non il voto, almeno una minore opposizione da quella parte dell’emiciclo. Questo compromesso, tuttavia, non è bastato a scongiurare la procedura estrema, che lo stesso premier ha implicitamente definito un “semi-fallimento” del metodo parlamentare.

La risposta immediata dell'opposizione e la strada in salita

La reazione dell’opposizione, prevedibilmente durissima, non si è fatta attendere. Il gruppo parlamentare de La France Insoumise ha già annunciato la presentazione di una mozione di censura, mettendo formalmente in gioco la fiducia nell’esecutivo. Sebbene le probabilità che tale mozione raccolga i numeri necessari per far cadere il governo appaiano basse, dato il quadro dei sostegni in Assemblea, l’atto politico segna comunque un momento di tensione istituzionale significativo. La scelta di Lecornu, dunque, mentre permette di sbloccare la manovra e di rispettare le scadenze, apre una fase di instabilità politica che costringerà il governo a navigare in acque sempre più agitate, con il rischio costante di ulteriori scontri istituzionali sull’attuazione del bilancio stesso.

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