La Francia riconosce le proprie responsabilità nel genocidio in Ruanda
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Il contesto storico
Per cento giorni, a partire dal 7 aprile 1994, il Ruanda fu teatro di scontro tra due etnie presenti nel Paese: gli Hutu e i Tutsi. Questo Paese, colonia prima tedesca e poi belga, fu devastato da guerre di potere fra le due etnie a partire dagli anni Sessanta fino all’eliminazione di migliaia di Tutsi durante la “rivoluzione contadina degli Hutu”.
La resistenza dei Tutsi
Bisesero, una località nell’ovest del Ruanda tra i comuni di Gishyita e Gisovu, è nota per la resistenza dei Tutsi, conosciuti come abesesero. Questa regione, abitata da tre clan – Abanyiginya, Abakono, Abahima – che vivono come una sola comunità tra isolamento relativo e solidarietà, è stata la terra natale dei tutsi. Nonostante i conflitti manifestatisi dopo l’indipendenza, sono riusciti a resistere e sopravvivere.
Il ruolo della Francia
Recentemente, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha confermato «le responsabilità» del suo paese riguardo al massacro dei Tutsi. Secondo lui, «La Francia avrebbe potuto fermare il genocidio in Ruanda, ma non ne ha avuto la volontà». Macron è stato invitato alle «commemorazioni per il 30° anniversario del genocidio» dal presidente ruandese Paul Kagame, ma ha precisato che interverrà solo «tramite un video», mentre alla cerimonia ufficiale a Kigali è presente il ministro degli Affari esteri francese, Stéphane Séjourné.




